PARADISE LOST – Gothic

Pubblicato il 19/03/1991 da
voto
9.0
  • Band: PARADISE LOST
  • Durata: 00:39:24
  • Disponibile dal: 19/03/1991
  • Etichetta:
  • Peaceville
  • Distributore: Venus

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E’ passato poco più di un anno dall’uscita del debutto “Lost Paradise”, ma già i suoi autori hanno composto nuove canzoni sviluppandone lo stile verso un approccio più doom e sacrale, generando così, a loro insaputa, uno dei capostipiti – probabilmente IL capostipite – del gothic metal tutto, il platter che ha nominato un nuovo tipo di musica. Siamo nel 1991 ed il metal estremo è da qualche tempo entrato nel suo periodo più florido e brulicante di novità e avvenimenti: death metal, black metal, doom metal, tutti questi generi stanno vivendo seconde, prime o ennesime ondate di nuove band che ne rileggono i contenuti, modernizzandoli per l’epoca e inventandosi soluzioni musicali all’avanguardia.
“Gothic” prende quanto di meno stereotipato era presente in “Lost Paradise” e lo rallenta vieppiù, infarcendolo di mid- e up-tempo cadenzati e stracarichi di melodie e agganci di prima chitarra, gestiti da un Gregor Mackintosh già appollaiato a poppa della nave, con saldo in mano il braccio del timone. Il death-doom dell’esordio si ammorbidisce e diventa in qualche modo più di classe, perdendo il marciume primordiale per andare ad inseguire costruzioni più ardite, progressive e decadenti, assolutamente non immediate, orchestrate con sapienza da un songwriter e da una band che definiremmo ancora alle prime armi, ma che dal cappello magico sanno come tirare fuori un album epocale, che fa storia e segna una chiara linea di demarcazione tra prima e dopo. L’enigmatica copertina aggiunge sapore e mistero ad un contorno che comincia a cementarsi attorno alla prestazione di un Nick Holmes molto più ‘educato’ rispetto al debutto, e anche in grado di gestire sapientemente i tanti cambi di tempo preparati dal compare Greg all’interno di un tessuto sonoro che, se è vero che, a parte in qualche frangente, si mostra piuttosto scarno ed essenziale, arrangiato compitamente ma senza abbondare, dall’altro verso esibisce una ricchezza di contenuti per il tempo proverbiale. Il connubio tra i molteplici riff di Mackintosh ed Aaron Aedy e la voce potente di Holmes funziona a meraviglia, donando a “Gothic” quell’aura spettrale e maledetta che ne incastonerà le gemme preziose da quel momento fino ai giorni nostri. Ne sono chiaro esempio la splendida ed iconica titletrack, un manifesto di genere dove si odono anche le voci femminili di Sarah Marrion, oppure la successiva “Dead Emotion”, traslante attraverso tanti stati d’animo diversi e condita anche da un corto passaggio orchestrale che non lascia strade non percorse.
E’ un platter compatto, “Gothic”, non esiste una vera canzone a spiccare sulle altre, bensì contiene nel suo minutaggio il completo abbecedario di come si debba scrivere un lavoro gothic metal, primordi o non primordi che siano. “Shattered”, “Eternal”, “The Painless” e la strumentale di chiusura “Desolate” – che è precursore di tracce simili quali “Deus Misereatur”, o anche “Silent Dance” dei My Dying Bride, esordienti di lì a poco con “As The Flower Withers” – mantengono altissima la qualità di tutta la tracklist, che va di diritto ad inscriversi, scolpita, nella lapide funeraria posta all’ingresso degli anni Novanta, ad Halifax, da dove tutto partì.

 

TRACKLIST

  1. Gothic
  2. Dead Emotion
  3. Shattered
  4. Rapture
  5. Eternal
  6. Falling Forever
  7. Angel Tears
  8. Silent
  9. The Painless
  10. Desolate
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