PARADISE LOST – Medusa

Pubblicato il 29/08/2017 da
voto
7.5
  • Band: PARADISE LOST
  • Durata: 00:42:41
  • Disponibile dal: 01/09/2017
  • Etichetta: Nuclear Blast
  • Distributore: Warner Bros

Il tempo scorre inesorabile, ma Greg Mackintosh, Nick Holmes e compagni sanno sempre come toccare le corde giuste. In questo nuovo capitolo dell’avventura targata Paradise Lost ci sono ancora una volta calore, vitalità e la giusta voglia di celebrare una carriera ricca di soddisfazioni, senza troppo autocompiacimento, ma bensì con quel sempre apprezzabile desiderio di mettersi in gioco e di lavorare egregiamente su una materia – quella gothic, death e doom metal – assolutamente ben conosciuta e, spesso, pure insegnata. Come già era successo di recente e, in particolare, sull’acclamato “The Plague Within”, la band è capace di guardare al passato senza per questo perdere il treno del presente e ciò, dopo tutti questi anni, non è affatto un risultato da poco. Il clamoroso traguardo del quindicesimo full-length in studio viene festeggiato dai cinque con un’opera particolarmente tenebrosa e profonda: rispetto all’approccio più variegato e ritmato del suo predecessore, “Medusa” emerge alla distanza, privilengiando trame lente e pesanti e una scrittura che – proprio come quella di un “Gothic” o di uno “Shades Of God” – non bada ad entrare per forza in circolo fin dal primo ascolto. Dopo essersi guardati dentro e avere riscoperto due anni fa la loro anima più severa con un brano come “Beneath Broken Earth”, i Paradise Lost con questo nuovo album si riappropriano definitivamente della loro tradizione doom e lo fanno in un modo molto evidente e consapevole, cercando sì l’interazione con il gothic e il death metal, ma restando quasi sempre decisamente solenni. Il gruppo però non si snatura: avendo ben presente il percorso che li ha portati a questo punto, i britannici (e finlandese) evitano di risultare troppo sfiancanti e ripetitivi, mantenendo saldi i punti fermi della carriera, su tutti il buon uso della classica forma canzone, la capacità di sintesi e la puntualità delle melodie. Il risultato è un disco che non cerca tanto il singolo e che, anzi, si muove gravemente chiedendoci lo “sforzo” di ascoltarlo sempre con attenzione e nella sua interezza; le varie fruizioni, tuttavia, presto sveleranno la proverbiale capacità della band di unire al meglio registri e influenze, passando con disinvoltura da momenti cupi (la magistrale “Fearless Sky”) ad altri un poco più vivaci e carichi di groove (“From The Gallows”, “Blood & Chaos”). Probabilmente “The Plague Within” nel complesso poteva vantare una performance strumentale più curata e un songwriting maggiormente avvincente (anche per la precisa volontà di dare alla tracklist un taglio particolarmente eterogeneo), ma, come accennato in apertura, “Medusa” riesce comunque a fare la sua bella figura: anche tenendo conto di un episodio oggettivamente piatto come “No Passage for the Dead”, il materiale trasmette tanta voglia di andare avanti, di proseguire un cammino e di mantenere la propria musica interessante per i propri fan e soprattutto per se stessi. Difficile non riservare a questi gentlemen l’ennesimo posto di rilievo nel gotha della scena metal mondiale.

TRACKLIST

  1. Fearless Sky
  2. Gods of Ancient
  3. From the Gallows
  4. The Longest Winter
  5. Medusa
  6. No Passage for the Dead
  7. Blood & Chaos
  8. Until the Grave
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