PARADISE LOST – Paradise Lost

Pubblicato il 16/03/2005 da
voto
9.0
  • Band: PARADISE LOST
  • Durata: 00:46:58
  • Disponibile dal: 04/03/2005
  • Etichetta: G.U.N. Records
  • Distributore: BMG

I Paradise Lost sono tornati. Gregor Mackintosh è finalmente riuscito a comporre di nuovo un lotto di brani eccellente, delle composizioni di nuovo all’altezza della fama del suo fondamentale gruppo. Prove tutto sommato più che discrete ma mai particolarmente esaltanti come "Host", "Believe In Nothing" e "Symbol Of Life" vengono letteralmente spazzate via da questo nuovo "Paradise Lost", pluri annunciato ritorno alle origini che però, a conti fatti, non risulta affatto tale. Pur essendo infatti innegabile che le chitarre siano tornate ad avere un ruolo dominante nel sound della band e che certe melodie ed atmosfere siano chiaramente ispirati a quanto fatto su "Draconian Times" e persino "Icon" – dischi che dovrebbero assolutamente far parte della collezione di ogni vero amante della musica heavy metal – il nuovo omonimo album dei Paradise Lost si configura come un lavoro dotato di un’identità propria, ispirato ai succitati capolavori e, per certi aspetti, anche al notevole "One Second" ma tuttavia moderno e attuale. I Paradise Lost infatti non rinnegano per nulla quanto fatto sia con "Believe In Nothing" che con "Symbol Of Life": oggi sono tornati a tutti gli effetti ad essere una metal band, ma, all’occorrenza, sanno ancora essere ampiamente immediati e orecchiabili, sfoderando sovente, accanto a dei riff realmente heavy, una buona dose di elettronica e ritornelli catchy come non mai. C’è grande varietà in questo disco, ma la qualità delle singole composizioni è davvero altissima, forse superiore anche a quella del sopra citato "One Second" (sino ad oggi l’ultimo platter recente della band che poteva sul serio essere definito ‘da avere’). Questo mix di vecchio e nuovo può davvero considerarsi riuscitissimo ed è fantastico constatare che nella tracklist non sia presente una sola caduta di tono: "Don’t Belong" è un’opener perfetta – oscura e imponente – che flirta addirittura con la storica "Embers Fire", con "Accept The Pain", "Sun Fading", "Laws Of Cause" o "Grey" si rivivono quasi le sensazioni provate al primo ascolto di una "Hallowed Land" o di una "True Belief", tanto il guitar work della coppia Mackintosh/Aedy è struggente, mentre "RedShift" e il primo singolo "Forever After" – caratterizzate da melodie di primissimo livello – sono così memorizzabili da essere senz’altro in grado di mettere a ferro e fuoco qualsiasi dance floor del globo. Nick Holmes è poi costantemente sopra le righe, abilissimo nel dosare una voce che sa essere melodica e riflessiva ma anche roca ed energica come ai vecchi tempi; artefice inoltre di testi come sempre veramente interessanti e sentiti. Una menzione infine la merita anche il tetrissimo artwork, a cura dell’ex bassista/vocalist dei mitici Septic Flesh Spiros Antoniou (in arte Seth): un’opera, la sua, a dir poco magistrale, un motivo in più per rimanere affascinati da questo "Paradise Lost", un disco superlativo e che verrà ricordato a lungo, un disco che rappresenta l’inizio di un nuovo corso per una band che ha ancora molto da dire e che, nonostante le recenti avversità (l’abbandono dell’ottimo batterista Lee Morris), ha dimostrato di possedere la forza e la voglia di andare avanti, tornando a raggiungere livelli di magnificenza tali da far quasi gridare al miracolo.

TRACKLIST

  1. Don't Belong
  2. Close Your Eyes
  3. Grey
  4. Redshift
  5. Forever After
  6. Sun Fading
  7. Laws Of Cause
  8. All You Leave Behind
  9. Accept The Pain
  10. Shine
  11. Spirit
  12. Over The Madness
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