PARALLAX – Sputnik

Pubblicato il 07/11/2013 da
voto
8.0
  • Band: PARALLAX
  • Durata: 00:19:50
  • Disponibile dal: 15/07/2013
  • Etichetta:
  • Distributore:

Sbirciando qua e là su siti per la distribuzione della musica e vari social network apprendiamo che questi Parallax si stanno dando molto da fare per raggiungere l’interesse di qualche etichetta e cercare di essere distribuiti su reti più ampie; glielo auguriamo con tutto il cuore, visto che dall’ascolto di questo primo loro EP emergono idee, cura e bravura in grande quantità. I Parallax sono un quartetto proveniente dall’Ucraina ed il qui presente “Sputnik” ci mostra un estratto della loro arte grazie a quattro pezzi di metallo rovente e dinamico, caratterizzati da liriche interessanti, concernenti un concept spaziale che ha come argomento principale l’omonimo satellite russo fatto partire dal Kazakistan sul finire degli anni ’50. Definita dalle note di accompagnamento come ‘oriental flavoured progressive metal’, la musica dei Parallax è, a nostro parere, più difficilmente definibile. Anzi, a giudicare dal primo brano, la titletrack “Sputnik”,  la definizione ‘progressive’ potrebbe quasi essere fuorviante. Il riff che parte dopo la simpatica intro estratta da una trasmissione televisiva dell’epoca è infatti quasi thrash, e una batteria molto marziale ed incisiva sottolinea l’andamento guerresco della traccia. Le vocals della bellissima Olga Bogdani si prendono perentorie il proprio spazio con soluzioni che vanno dai Lacuna Coil ai Within Temptation, senza però mai finire sul gothic, mentre il growl del tastierista Evgeny Zhytnyuk riempie un ritornello carico di groove moderno. La canzone rimane quindi su binari prettamente metal fino alla fine dei suoi tre minuti abbondanti, senza mai toccare binari definibili come ‘progressive’. Se la titletrack non ci suggeriva band di riferimento per inquadrare il suono dei Nostri, “Firebird” invece grida Amorphis da ogni poro. Il growl di Zhytnyuk, così simile a quello gutturale e oscuro del Koivusaari di “Black Winter Day”,  si fa più protagonista e la scena presa da Olga diminuisce un po’, seppure sempre presente. Il flavour qui è sicuramente più ‘orientale’ e, in qualche modo, progressivo (come possono esserlo gli Amorphis). L’intro di “Mind The Past” ci cambia ancora coordinate…il monocolo del satellite è ora puntato sul Brasile e sugli Almah di Falaschi. L’intro di questo brano non starebbe infatti male sul secondo album di tale band, “Fragile Equality”: un brano di progressive misto a power, con sempre qualche elemento inaspettato, proveniente dalle interessanti alchimie tra i due cantanti. Ultimo giro del mondo per tornare in Europa, precisamente in Olanda, con “Planet War”, pezzo che cita gli Epica degli ultimi tempi. L’aumento delle tastiere e del pathos drammatico investe il suono dei Nostri di colori più caldi e decadenti , in contrasto con la fredda opener, molto moderna, e con il terzo pezzo più progressivo; la band si mostra però a suo agio anche con atmosfere più gotiche e non solo quelle più virulente o tecniche, marchiando ancora un ottimo episodio. Considerando che la produzione è potente, precisa e cristallina, sui livelli di quella delle band più blasonate (magari “Motion” degli Almah avesse avuto questo suono qui!), questa demo è una bomba assoluta.

TRACKLIST

  1. Sputnik
  2. Firebird
  3. Mind The Past
  4. Planet War
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