6.0
- Band: PARALLEL MINDS
- Durata: 00:48:58
- Disponibile dal: 05/04/2019
- Etichetta:
- Pitch Black Records
Secondo full-length per i francesi Parallel Minds. La loro proposta artistica per questa release è composta da un ventaglio di sonorità che vanno dal thrash al metal melodico. Nell’idea della band questo “Every Hour Wounds… The Last One Kills” dovrebbe mostrare la volontà di unificare la schiettezza e la tecnica dei riff di matrice Bay Area con divagazioni atmosferiche ed ariose, ispirandosi per queste a band come i Savatage (di cui compare la cover di “Tonight He Grins Again” tra le bonus track). L’idea è buona e sin dai primi giri del disco notiamo subito un lavoro di chitarra, ad opera di Grégory Giraudo, curato nei suoni ed accattivante nell’esecuzione specie nella titletrack, caratterizzata da un tiro notevole. Anche la seguente “Amerinds” segue una strada prevalentemente thrash risultando piacevole ed efficace, ma da qui in poi saliranno sempre più le dinamiche melodiche che non si riveleranno allo stesso livello rispetto alla controparte cadenzata. “On Your Own”, su tutte, sembra uscire direttamente da “The Poison” dei Bullet For My Valentine; non che sia un male di per sè ma certamente si comincia a perdere un po’ la quadra dello stile espressivo scelto. “Syria” e “Kolyma” sono gli unici brani davvero equilibrati che possono rappresentare appieno l’idea compositiva dei Parallel Minds complici le collaborazioni al microfono di Kobi Farhi (Orphaned Land) ed alla chitarra di Yossi Sassi (ex Orphaned land) nella prima citata. Partecipazioni, soprattutto quella di K. Farhi, che si rivelano vitali per la riuscita del brano perché punto debole centrale dell’opera nella sua interezza sembra essere proprio la prova del frontman: il continuo modificarsi del cantato di Stéphane Fradet non dà punti di riferimento lasciando all’intero lavoro un senso di confusione generale, sottolineato dalla frequente scelta di cambiare registro vocale senza mai lasciare davvero il segno – risultando a tratti debole e banale come in “How”. La band nasce dall’idea dei già citati chitarrista e cantante francesi uniti nella scelta dello stile espressivo e per questo il progetto prende il nome Parallel Minds; a conti fatti ci sembra particolarmente azzeccato dato che al suo interno si evidenzia una netta distinzione tra la parte riuscita (quella thrash-oriented) e quella più zoppicante. Menti parallele che in questi cinquanta minuti scarsi non si sono mai effettivamente incontrate.
