7.0
- Band: PATH OF SORROW
- Durata: 00:49:41
- Disponibile dal: 28/11/2025
- Etichetta:
- Buil2kill Records
Spotify:
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Dopo gli Haddah e i 5Rand, è il turno di un’altra band melodic death metal tricolore di tornare dopo una lunga pausa discografica, come in una sorta di Monopoli in cui tutti sono rimasti fermi un turno avendo pescato l’imprevisto ‘Covid-19’.
Stiamo in questo caso parlando dei genovesi Path Of Sorrow, tornati a nove anni dal debutto “Fairytales” con questo “Horror Museum”, secondo capitolo che riprende le sonorità swedish melodic death a tinte horror degli esordi, con particolare riferimento alla scena di Gothenburg degli anni Novanta.
La compattezza ritmica e il riffing serrato lasciano il segno rievocando i fasti dei Dark Tranquillity da “The Gallery” (la title-track) a “Damage Done” (“Feral Hunt”), a partire dalla timbrica del cantante Mat che ricorda da vicino quella dell’immortale Michael Stanne, anche se si sente un po’ la mancanza di un ritornello o di uno stacco capace di bucare lo schermo digitale sempre più affollato di musica vecchia e nuova.
D’altro canto, le variazioni sul tema, come ad esempio il cantato femminile co-protagonista di “Elegy Of The Fallen” o i vocalizzi spagnoleggianti di “Divina Voluntas” (anch’essi col binomio maschile-femminile, con le voci pulite del chitarrista Carl e Miriam Folloni in veste di ospite), non convincono fino in fondo almeno ad un ascolto in cuffia, per quanto sicuramente funzionali alla resa più atmosferica delle tematiche horror che ci aspettiamo trovino piena applicazione (anche a livello scenografico) dal vivo.
Rispetto all’esordio la band sembra prediligere un sound più compatto: canzoni come “My Mask” o “The Old Man Rise” mescolano le tracce sovrapposte di chitarre e le armonizzazioni vocali mutuate da “The Gallery” con l’irruenza del thrash-death, mentre la parte horror/esoterica trova spazio a livello lirico senza tuttavia tradursi in arrangiamenti dedicati o occasionali high pitch in stile Cradle Of Filth, come invece accadeva nel debutto.
La conclusiva “The Path Of Sorrow” – cinque minuti ricchi di ripartenze, cambi di tempo e linee vocali tra scream, clean e growl – cala il sipario confermando le capacità tecnico-compositive del quintetto ligure, ulteriormente levigate nel concept elaborato durante questo lungo periodo di pausa.
