PAUL GILBERT – Space Ship One

Pubblicato il 26/09/2005 da
voto
7.5
  • Band: PAUL GILBERT
  • Durata: 00:56:38
  • Disponibile dal: 28/06/2005
  • Etichetta: Mascot Records
  • Distributore: Edel

Parte l’astronave comandata dal bizzarro astronauta Paul Gilbert, strepitoso chitarrista dalle più svariate esperienze, dall’heavy metal più intransigente del suo progetto Racer X, al rock melodico ed ammiccanti dei suoi Mr. Big (chissà se torneranno, un giorno) al pop-rock dei suoi lavori solisti. Sì, contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare dal lavoro di un chitarrista così bravo ed affermato, i suoi lavori solisti sono sempre stati imperniati sulla melodia (principalmente vocale) e sull’orecchiabilità. Già aveva stupito l’interlocutorio “King Of Clubs”, già convinse qualche tempo dopo il bel “Burning Organ”, ed ora riconferma questo “Space Ship One”, sesto capitolo di una lunga serie di lavori solisti. Paul si cimenta, oltre che ovviamente con le chitarre ed il songwriting, anche nei cantati, con la sua voce melodiosa e dotata di una buona timbrica, basta ascoltarlo nella title-track posta in apertura. Una astronave sta lasciando la terra, diretta non si sa dove, un riff di chitarra davvero efficace prende il via, ed i giochi sono già fatti. Bello il ritornello, con quella sua flessione lievemente malinconica, e bello l’assolo, davvero debitore del grandissimo (e sempre indimenticato) Randy Rhoads. Frivolo nelle tematiche è il testo della successiva ed esaustiva “Every Hot Girl Is A Rockstar”, in perfetto stile “King Of Clubs”. Energica e solare è la successiva “On The Way To Hell”. Veniamo alla prima strumentale (per un totale di sole due strumentali in tutto l’album) del disco: “Jackhammer”, rock/fusion di pregevole fattura dove Paul ci ricorda come si fa a suonare tecnico e pulito, e dove il bravo Marco Minnemann ci diletta con un bel solo di batteria, molto in stile Mike Mangini. Sottotono è la successiva “Terrible Man” forse eccessivamente punk per i canoni del nostro. Dolce e pregevole è l’altra strumentale “G9”, davvero molto intensa, nel suo intrecciarsi di arpeggi di chitarra acustica e pianoforte. Un Paul Gilbert in versione ‘linguista’ scandisce liriche in lingua giapponese nella grottesca “Boku No Atama”, in un omaggio alla terra, il Giappone, che ha sempre dato notevoli soddisfazioni al guitar hero. Non azzeccatissima è la cover dei Beatles “It’s All Too Much”, mentre la conclusiva “We All Dream Of Love” costituisce una degna conclusione di un disco decisamente variegato e valido, nella sua semplicità, ma anche nella sua validità tecnico-teorica. Un lavoro, questo “Space Ship One” sicuramente consigliato ai fan del chitarrista, e a tutti gli amanti delle melodie fresche e disimpegnate.

TRACKLIST

  1. Space Ship One
  2. Every Hot Girl is a Rockstar
  3. On the Way to Hell
  4. SVT
  5. Jackhammer
  6. Terrible Man
  7. Interaction
  8. G9
  9. Mr. Spock
  10. Boku No Atama
  11. Good Man
  12. Wash My Car
  13. It's All Too Much
  14. We All Dream of Love
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