PAUL GILBERT – WROC

Pubblicato il 18/02/2026 da
voto
6.5
  • Band: PAUL GILBERT
  • Durata: 00:57:19
  • Disponibile dal: 27/02/2026
  • Etichetta:
  • Music Theories Recordings

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Paul Gilbert non è certamente un musicista che ha bisogno di presentazioni, con una carriera che spazia dai Mr. Big ai Racer X, passando per una prolifica parentesi solista disseminata di lavori di altissimo livello tecnico. Sul lato strumentale il chitarrista statunitense ha sempre rappresentato un punto di riferimento per chiunque abbia mai sognato di padroneggiare le sei corde. Virtuoso dello shred, maestro della plettrata alternata e divulgatore instancabile attraverso le sue lezioni e le sue clinic in giro per il mondo, Gilbert ha costruito negli anni un’immagine solida, fatta di tecnica sopraffina, groove irresistibile e quel pizzico di folle ironia che non guasta mai.

Con “WROC” – acronimo, chiaramente onomatopeico, che sta per “Washington’s Rules Of Civility” – Gilbert decide però di prendere una strada diversa, spiazzando forse chi si aspettava l’ennesima dimostrazione di virtuosismo sfrenato.
L’album si basa sulle “Regole di Civiltà e di Comportamento Decoroso”, un insieme di precetti attribuiti a George Washington che ne ripercorre, capitolo dopo capitolo, tutti i punti chiave. Non a caso ogni traccia dell’album prende il titolo da una di queste regole, trasformando un antico manuale di galateo in una sorta di concept album rock dalle tinte decisamente inusuali.

Fin dai primi ascolti risulta chiaro come “WROC” sia un lavoro istintivo, quasi viscerale: Gilbert suona quello che gli piace, senza preoccuparsi troppo di riproporre i suoi tipici stilemi o di assecondare le aspettative del pubblico che lo segue da decenni.
L’enfasi qui è posta sui suoni rock, sulle parti vocali e su linee melodiche cantabili: chi cerca gli esercizi di shred e le acrobazie tecniche che hanno reso celebre il chitarrista rimarrà probabilmente a bocca asciutta; gli elementi di pura tecnica sono ridotti al minimo, quasi messi da parte in favore di una dimensione più immediata e, per certi versi, più umana.
Il primo grande problema di “WROC” risiede nella sua durata: un’ora di musica tradotta in ben tredici tracce che, dopo un inizio promettente, tendono però a mostrare i loro limiti. Dal punto di vista melodico l’album stanca, tende a ripetersi in maniera un po’ monotona, quasi come se le idee compositive si esaurissero a metà strada lasciando spazio a variazioni sul tema che non riescono mai davvero a sorprendere. I brani si susseguono con una certa linearità, senza picchi particolarmente emozionanti o momenti in grado di lasciare il segno.
L’ascoltatore si trova così davanti a un lavoro che, pur essendo tecnicamente solido e ben registrato, fatica a mantenere alta l’attenzione per tutta la sua durata.

La sensazione generale è quella di un Gilbert che ha voluto prendersi una pausa dal peso delle aspettative, concedendosi la libertà di sperimentare senza la pressione di dover dimostrare nulla a nessuno. Una libertà sacrosanta, per carità, ma che in questo caso sembra aver portato a un risultato mai capace davvero di decollare. Le canzoni sono gradevoli, ben suonate, ma mancano di quella scintilla che trasforma un disco da buono a memorabile.
C’è da dire che “WROC” probabilmente non ambiva ad essere un capolavoro. L’impressione – confermata anche dall’artista nella nostra intervista di breve pubblicazione – è che Gilbert abbia usato questo album come terreno di sperimentazione per il suo lato vocale e canoro, mettendo da parte la chitarra protagonista per abbracciare una dimensione diversa.

Fatichiamo, francamente, a vedere “WROC” come uno degli album culto di Paul Gilbert, non avendo questo la potenza di “Technical Difficulties” dei Racer X, nè la freschezza melodica di lavori solisti come “Fuzz Universe” o “Get Out Of My Yard”. “WROC” è un disco che si lascia ascoltare senza infastidire, come fosse un buon sottofondo per un lungo viaggio in auto, ma che altrettanto facilmente si dimentica una volta finito.
Vogliamo quindi osservare l’ultima opera di Paul Gilbert come una transizione, un momento in cui l’artista sembra voler esplorare nuove strade senza però riuscire ancora a trovare una direzione convincente. Per chi cerca il virtuoso della chitarra, “WROC” deluderà; chi invece cerca un buon disco rock con belle melodie vocali, troverà un prodotto onesto ma non particolarmente ispirato.
Il risultato finale è un lavoro che non raggiunge quindi l’eccellenza in nessuno dei due ambiti, rimanendo in una zona grigia che però non rende giustizia al talento del suo autore.

TRACKLIST

  1. Keep Your Feet Firm And Even
  2. Show Not Yourself Glad (At The Misfortune Of Another)
  3. Maintain A Sweet And Cheerful Countenance
  4. Go Not Thither
  5. Orderly And Distinctly
  6. If You Soak Bread In The Sauce
  7. Let Thy Carriage
  8. Speak Not Evil Of The Absent
  9. Turn Not Your Back (To Others)
  10. Conscience Is The Most Certain Judge
  11. Every Action Done In Company
  12. Spark Of Celestial Fire
  13. George Washington Rules
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