PERFECT BEINGS – Vier

Pubblicato il 23/01/2018 da
voto
8.0
  • Band: PERFECT BEINGS
  • Durata: 01:12:00
  • Disponibile dal: 19/01/2018
  • Etichetta: Inside Out
  • Distributore: Sony

Dopo la doppietta discografica dei Perfect Beings “I” e “II” ed un cambio di line-up (nel quale si è perso il batterista fondatore del progetto, oltre che il precedente bassista, e si è guadagnato l’ex-Cynic Sean Reinert), ecco arrivare “Vier”, terzo tassello del progetto progressive losangelino Perfect Beings. “Vier” si imposta in quattro macro-momenti della durata vicina ai venti minuti l’uno e procede con tonalità sicuramente vicine ad un certo prog rock di scuola inglese, ma prediligendo un certo impatto più jazz e ‘classico’, grazie all’arricchimento del panorama timbrico e grazie alle progressioni interne a questi quattro pezzi. Non è un caso infatti che gli ultimi lavori solisti del multistrumentista Johannes Luley si fossero impostati su tonalità più orientate verso composizioni che trascendevano in gran parte lo standard prog rock, andando proprio a toccare quel panorama jazz che sembra ormai essere penetrato completamente anche nel neo-prog.  Già in “Guendra” sembra che la situazione sia molto più variegata di quanto presentato in passato, pur mantenendone una continuità certa, e così con “The Golden Arc”, più shakespeariana e corale in cui viene esaltato il lavoro di Luley e Hurtgen, entrambi fautori di una composizione certosina e veramente onnicomprensiva. Sembra forse quest’ultimo a donare quella sensazione quasi retrò del progetto, avvicinandosi – piacevolmente – alle tonalità dei Marillion periodo Fish, a quelle di Peter Gabriel e talvolta a quelle dei Soft Machine, ma anche fornendo un processo di arricchimento dei soliti standard (sonori più che compositivi) all’intero lavoro, attraverso una voce calda ma che si muove con perizia all’interno di passaggi più elettronici, pop e più dinamici. Con “Vibrational” i toni si spostano su quelle lunghe tendenze quasi-Tangerine Dream, fatte di molteplici strati di tastiere e synth, dai quali emerge una suadente melodia che prosegue attraverso quel “Tangerine dancers / to set me free” dolce e sognatore che sicuramente si avvicinerà alla sensibilità di molti ascoltatori. Veramente eccezionale è la finale “Annunaki”, che chiude perfettamente coi suoi diciannove minuti tutto l’assetto variegato del lavoro, riprendendone tutti i timbri (“Hissing The Way Of The Tragon” è sia straniante che perfettamente incastonato al mood dell’opera) e portandolo ad una magnificenza quasi epica e stravinskiana di sicuro impatto emotivo.  Un album dal valore assolutamente degno di essere scoperto piano piano, fin nei suoi più piccoli e sinuosi particolari, orchestrato, strutturato e suonato con quella passione che ad oggi si richiede necessariamente ad un genere come il progressive, da troppo tempo fatto solo di perizia e poliritmie.

TRACKLIST

  1. Guedra
  2. The Golden Arc
  3. Vibrational
  4. Anunnaki
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