7.5
- Band: PERIPHERY
- Durata: 00:41:28
- Disponibile dal: 26/01/2015
- Etichetta:
- Century Media Records
- Distributore: Universal
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Siamo convinti che “Juggernaut” (terza uscita ufficiale targata Periphery, annunciata ormai da anni e attesa da fan in tutto il mondo) rappresenti, completa delle sue due parti “Alpha” e “Omega”, un’unica entità. Anche se il formato con cui la Sumerian Record e la band hanno scelto di mettere in commercio il prodotto è quello di due dischi comprabili separatamente. Anche se a detta della band stessa non c’è un vero e proprio ordine trai due dischi, consigliamo l’ascolto e la lettura della recensione a partire dal più accessibile “Alpha”, per passare poi all’incompromissorio e pesante “Omega”.
La ‘prima’ parte del colosso “Juggernaut” è quella liricamente attestata sulla presentazione e l’analisi dei personaggi costituenti la trama stessa del concept. L’approccio quindi introspettivo, focalizzato sulla persona più che sull’evento ha portato inevitabilmente ad un ventaglio ampio di input e sensazioni, risultando nel più vario dei due prodotti. “Alpha” è caratterizzato infatti da una notevole diversità stilistica, che permette ai singoli brani di guardare non solo al djent, ai Meshuggah e al metal estremo, ma di concentrarsi maggiormente sul colorare la propria proposta. Il massiccio uso della stratificazione e delle sovraincisioni, l’ampio range vocale e stilistico di Spencer Sotelo, e le continue armonizzazioni delle sei corde di Mansoor e Holcomb sono elementi chiave che definiscono un sound moderno, sicuramente aggressivo, ma anche più ‘pulito’ di quanto ci fossimo aspettato. Difficile bollare con la parola ‘commerciale’ l’intero disco… non lo è affatto. Trai due è anzi quello più enigmatico, più sfidante, proprio in virtù di una minore coesione a livello di sonorità, caratteristica che, su un genere già contaminato come quello di riferimento, è sempre un po’ rischiosa. “A Black Minute” è una sorta di strana intro, appoggiata su una base elettrica prevalentemente pulita, con una melodia vocale cantilenante e melodica. A seguirla si trova immediatamente “Mk Ultra”, che mette in campo tutta la diversità vocale di Sotelo su una base tipicamente djent. L’aggressività è un po’ messa da parte in “Heavy Heart” che costruisce la sua fortuna più che altro sugli arpeggi e sulla complessità del fraseggio, piuttosto che sull’attacco diretto. Anche “The Event” mostra una certa ricerca su sonorità atipiche, appoggiandosi per tutti i suoi due minuti di durata ad un ritmo lento e lugubre, modernissimo nelle sonorità ma di sicuro non immediatamente associabile ai Periphery. “The Scourge” recupera sonorità più violente tramite un buon crescendo e torna a fa ruggire su ritmi djent le chitarre nella convulsa sezione centrale. “Alpha” è sbilanciata sul lato radiofonico… la complessità del progressive c’è tutta, ma la prestazione vocale così ‘nu’ e americana potrebbe far storcere più di un naso. Il brano attirerà sicuramente sia consensi e critiche, ma per chi scrive rappresenta uno dei momenti migliori dell’album: lontano dall’eccessiva leggerezza di “II”, il brano è il perfetto sunto tra l’accessibilità dei nostri e la pesantezza del sound ‘djent’. “22 Faces” lavora, come tutto il disco, sui contratti tra il riffing crudo e strofe ancora una volta orecchiabili, prima di trasformarsi in un pezzo trai più violenti qui presenti. mentre “Rainbow Gravity” non fa mistero di un approccio molto ‘–core’ con i suoi chitarroni ribassati e le vocal urlate, “Four Lights” punta più sul groove e la dinamica, risultato sicuramente più digeribile. Chiude lalbum “Psychosphere”, una più riflessiva traccia che, come l’album stesso, alterna nei suoi sei minuti momenti molto diversi tra loro. Enigmatico, cangiante e multi-sfaccettato: “Alpha” rappresenta l’aspetto creativo e allucinato dei Periphery.
