7.0
- Band: PESTE NOIRE
- Durata: 00:44:23
- Disponibile dal: 28/04/2015
- Etichetta:
- La Mesnie Herlequin
I Peste Noire sono una band dalla forte connotazione politica, connotazione che agli esordi (2001) aveva una decisa affinità con la scena NSBM (“Aryan Supremacy” il loro primo demo) e che col tempo è virata verso uno spinto nazionalismo, via via che il pensiero di Ludovic “Famine” (da sempre mente della band) evolveva le sue idee, fino ad avvicinarle in modo esplicito a quelle del Front National. Questo lungo preambolo perché la musica dei Peste Noire è strettamente intrecciata al loro messaggio politico, e liquidare quest’ultimo come le semplici idee dei membri del gruppo significherebbe snaturare il lavoro dei francesi e apprezzare (o disprezzare) solo a metà la loro musica. Naturalmente noi, non facendo politica, non esprimiamo alcun giudizio al riguardo, ma ci limitiamo a segnalarlo. “La Chaise-Dyable” continua lungo il solco tracciato dai precedenti lavori dei Peste Noire, proponendo un black metal sperimentale, dai tratti avant-garde, sposato a suoni molto grezzi, a creare un sound decisamente unico. L’amore per la vita rurale è chiaro nell’opener, una strana track che mescola i rumori della campagna francese ad una chitarra pulita e a delle vocals anch’esse pulite, su melodie che ricordano vagamente la musica tradizionale; il tutto poi viene sostituito dall’ingresso dello scream e della chitarra distorta e rumorosa. Tra scream, voci maschili e femminili pulite ed il continuo mix di tradizione e black metal, si dipana l’ultimo album dei Peste Noire, trovando il culmine sperimentale nella complessa “Le Diable Existe”, che in nove minuti fonde black metal, jazz, folk e progressive, sempre con un sound volutamente sporco, con la chitarra distorta sempre “davanti” e le tirate più veloci che creano un senso di tristezza e rabbia, a rappresentare la denuncia di come la vita moderna e cittadina allontani dalle proprie radici e le contamini. E’ curioso come la contaminazione culturale condannata pesantemente da Famine e soci trovi il suo metodo di espressione in una musica che ha, invece, delle fortissime contaminazioni e rompe completamente gli schemi tipici del black metal. Diversa è invece “A La Chaise-Dyable” (forse pezzo migliore del disco), che parte con alcune dissonanze per poi vedere l’ingresso della “solita” chitarra, accompagnata da un arpeggio per poi sfociare in un riff vagamente folk, e dallo scream che resta inalterato in partenza e infine evolve in un malinconico black metal carico di rabbia e frustrazione. Totalmente spiazzante, invece, “Quand Je Bois De Vin”, che ricorda – a tratti – uno chansonnier, accompagnato da una voce femminile e da una fisarmonica e violentata, nel centro, da un crudele black metal dal riffing molto vicino ad alcuni lavori di Burzum. Si chiude con la follia di “Dans Ma Nuit (2nd version)”, dove è ancora il mix di atmosfere cupe ed elementi folk a farla da padrone. La musica dei Peste Noire è difficile da assimilare, il suo piglio sperimentale si contrappone a suoni piuttosto raw e ad una produzione grezza nella quale alcuni innesti sono ottimi, mentre altri appaiono totalmente fuori posto; la stessa tecnica (sia vocale che chitarristica) di Famine è sempre in bilico tra “sporcizia”e dissonanze che non è chiaro fino in fondo quanto siano cercate. Tutto questo fa, comunque, parte del piglio dei Peste Noire, che ben si evince nei testi, a volte duri a volte più o meno esplicitamente votati ad una sorta di dark humor: purtroppo la band usa un francese molto particolare ed ostico, con un approccio che sfiora (ancora una volta) la sperimentazione ed è spesso basato su assonanze e giochi di parole difficili da cogliere se non si padroneggia più che discretamente la lingua francese. In definitiva, comunque, i Peste Noire scaraventano con disprezzo nella mischia un disco di experimental black metal, votato totalmente al “mercato” underground, forse un po’ meno ispirato dei precedenti “L’Ordure à l’éetat Pur” e “Peste Noire”, ma comunque di notevole caratura. Per i molti motivi che abbiamo accennato, non aspettatevi un disco facile o diretto, “La Chaise-Dyable” è un disco che cresce con gli ascolti e che va assimilato lentamente, cercando di comprendere il significato del messaggio che la band persegue e cioè, riportando la loro definizione, un “nazionalismo anarchico”. Se volete avvicinarvi a questa band, non commettete l’errore di mettere in secondo piano il messaggio o la musica, sarebbe fare un torto ai Peste Noire che concepiscono le due componenti come una in funzione dell’altra.
