7.0
- Band: PHANTOM
- Durata: 00:42:51
- Disponibile dal: 25/04/2025
- Etichetta:
- High Roller Records
Nel caso foste alla ricerca di latitudini ancora più calde, potreste valutare l’idea di prendere un aereo per dirigervi sotto il sole del Messico, paese in cui correreste probabilmente il rischio di imbattervi nei membri di una giovanissima formazione di genere speed metal, armati di asce e catene, nonché ricoperti di acciaio come ben si addice ad una realtà appartenente al più tagliente di tutti i filoni del metal classico.
I Phantom (da non confondere con la più attempata formazione statunitense) sono sostanzialmente quattro ragazzi molto giovani provenienti da Guadalajara, a cui inizialmente verrebbe da guardare con un sorriso nostalgico, per via della loro presentazione un po’ da stereotipo di una speed/thrash band alle prime armi; chi ricorda le prime foto dei Sodom saprà a cosa ci riferiamo.
Basta però attendere lo sferragliare di “The Tower Of Seth” per iniziare a comprendere l’entità del prodotto in questione: “Tyrants Of Wrath” è infatti un’opera che non punta ad innovare granché, anche banalmente rispetto all’ancora più grezzo esordio “Handed To Execution”, ma mantiene comunque l’intenzione, la passione e la capacità per mettere all’interno di un disco una sana colata di metallo urlante, rivolto ai fan di realtà come i recenti Vulture e Cruel Force, ma anche dei più noti Whiplash e Deathhammer.
La tracklist è perfettamente coerente con questi riferimenti, come confermato dalle ritmiche smitraglianti e da un utilizzo aggressivo, per non dire rudimentale, delle chitarre; a tal proposito, ci duole notare l’esecuzione ancora un po’ acerba da parte dei musicisti, soprattutto per quanto riguarda la pulizia delle frasi soliste e un comparto vocale poco valorizzato, che a volte viene quasi inghiottito dalla feroce base strumentale.
Fortunatamente ci pensa la carica dei singoli brani a risollevare la percezione, in quanto c’è davvero tanto materiale per scapocciare e pogare con il ferro tra i denti, senza però dimenticarsi completamente della componente melodica, come confermato da sciabolate come “Thunderbeast” e la lunga “Nazghul”, nonché da una “Dance Of The Spiders” particolare nel suo utilizzare delle autentiche dissonanze a scopo musicale.
C’è posto anche per qualche parentesi diversa rispetto all’andamento generale, come ad esempio una più epica e cantabile “Nimbus”, che di fatto si presenta come un brano di tutt’altro genere, voce compresa, più in linea con quanto proposto ad esempio dagli epic metaller Brocas Helm; per non parlare dell’inquietante intermezzo pianistico “Nocturnal Opus 666”.
Inutile dire che il senso di piattezza in alcuni frangenti si manifesta, ed era inevitabile con degli stilemi quadrati come quelli presi in analisi, anche a causa di una durata eccessiva per un prodotto affine a questo, la cui scaletta, a meno che la quantità di derivazioni e sorprese non giustifichi altrimenti, trova spesso la propria formula aurea intorno alle otto/nove tracce.
Ciò nonostante, è anche vero che le chicche compositive non mancano, per quanto lievi possano sembrare, il che ci fa ben sperare in un buon futuro per dei ragazzi che si presentano con fare sanguinario e ignorante, ma che sembrano celare più di qualche velleità raffinata, sotto quella coltre dominante di pulviscolo metallico.
A questo punto, bisognerà vedere se sceglieranno di specializzarsi in uno stilema ben definito, o se invece vorranno osare dotando la formula di rimandi personali e riconoscibili. A prescindere, la nostra curiosità è stata ben destata.
