PHARAOH – Negative Everything

Pubblicato il 25/11/2014 da
voto
8.5
  • Band: PHARAOH (NJ)
  • Durata: 00:44:38
  • Disponibile dal: 31/10/2014
  • Etichetta: A389 Recordings
  • Distributore:

Non avremmo mai immaginato di imbatterci in una “cosa” simile. Quando tutto sembra nell’ordinario, quando le carte in tavola sembrano scoperte, quando non ci si attende null’altro che doverosa soddisfazione e nulla di più, ecco che poi accade l’impensabile: le prime impressioni si sgretolano, l’immaginario si ri-arrangia, la percezione si piega e si distorce, dando spazio nuove prospettive, ed è a quel punto che si scorge il miracolo celato dietro una impenetrabile nube di mistero ed ambiguità, quasi che il muro bianco, incolore e inespressivo racchiuda un “disegno” impercettibile dentro di sè visibile solo dall’altro lato. Questo è il caso di “Negative Everything” il debut full-length album per la A389 Recordings degli americani Pharaoh, band del New Jersey (da non confondere con la band power metal di Philadelphia!) che ha saputo rivelarci un mistero piano piano, con una classe inarrivabile e con un gusto nel creare ambiguità e unicità davvero inimitabile. Siamo arrivati all’ascolto pensando di trovarci di fronte ad un altro disco sludge, ad un album dominato da chitarre sature e ribassate, cariche di melma, mosse da un coma profondo, veicoli di nichilismo, disprezzo, regressione e negatività. E così è, sin dal titolo del disco i Pharaoh chiariscono subito che la loro musica è un qualcosa di infimo e doloroso che non ammette la luce, che non lascia alcuno spiraglio alla voglia di vivere, che spazza via ogni speranza. Nulla di transcendentale sin qui, e in effetti al primo giro di boa, alla conclusione della opener “Recease” si apprezza con fermezza lo sludge lurido e abbattuto dei Nostri senza però gridare al miracolo… Poi però succede qualcosa al disco, o a noi che lo ascoltiamo, non ci è stato possibile stabilirlo con certezza, ma la personalità e lo slancio emotivo della band sembrano crescere esponenzialmente ogni secondo che passa. Ogni riff aggiunge un pezzo ad un mosaico prima incomprensibile ma che inesorabilmente, man mano che i secondi passano, si completa rivelandoci il miracolo compiuto dalla band in tutta la sua orrenda grandezza. Passata la seconda “The Slasher”, con i suoi cinque minuti di rivoltante e abominevole depressione auditiva, e ingranate le prime note della terza abbattutissima e colossale “Degenerator” assumiamo la consapevolezza che, forse, siamo davanti a un piccolo orrendo capolavoro, solo qualche secondo prima bollato come un semplice disco sludge, ma che invece questo con il passare dei secondi ha assunto connotati di inusualità incredibili e innegabili. Ci rendiamo conto di come il termine “sludge” stia sempre più stretto al disco man mano che questo si dispiega dinnanzi a noi. Troppo limitante il termine, troppo riduttivo, troppo semplice per descrivere un lavoro particolare e abissale come questo. “Depressive Hardcore” sembra un qualcosa che seppur ha solo qualche base concettuale pertinente rimane pur sempre il tentativo più azzeccato di descrivere l’indescrivibile e definire l’indefinibiile che sono questo album. Ma quando “Degenerator” colpisce con il suo immondo carico di miseria e disperazione veramente stentiamo a trovare un altro modo per descrivere la musica di questa band se non come “hardcore depressivo”. I Nostri sono stati geniali infatti nel creare una commistione musicale che non esiste da nessun’altra parte se non solo ed unicamente nelle stesse menti corrose dei tre: gli Slowdive mischiati con gli His Hero Is Gone, i Low con gli Amebix, i Jesu impolpettati con i Black Flag, i Lifelover appoltrigliati con i Tragedy, gli Shining attorcigliati in un abisso di tristezza infinita con i Dystopia… Perdizione infinita, l’abbattimento di ogni impulso alla vita, rabbia mista a prostrazione, violenza mista a miseria e suicidio, pesantezza mista a totale mancanza di voler vivere. Siamo davvero di fronte ad uno dei dischi più bui, rassegnati, depressi, abbattuti, miserabili ed avviliti mai concepiti. Un turbine di negatività e depressione che apre squarci di dolore inimmaginabile nella mente di chi ascolta, accostando tutto questo a riff giganteschi che distruggono ogni cosa quasi in preda ad un raptus autolesionista, contorcendosi in un delirio di disperazione e accasciamento totali. “Negative Everything” è un disco che soffoca la vita sotto un’assalto hardcore squassante. E’ un monolite di violenza morente e agonizzante, il rifiuto in formato suono di voler vivere e di avere come unico impulso quello di sprofondare agli inferi portandosi dietro tutto e tutti, trascinando con sè ogni forma di vita e soffocando per sempre ogni respiro. Di rado capita di imbattersi in dischi così negativi, disperati e abbattuti e che trasmettono un simile sentore di angoscia e livida desolazione come questo. Con “Spared” che suona come il cadavere agonizzante dei Tragedy gettato in una vasca di morfina e anti-depressivi e “ Dusted” che sembra una canzone dei Morne rifatta dal fantasma emaciato dei Triptykon, non possiamo che constatare come siamo davvero dinanzi ad una delle opere più surreali, ambigue e lugubri mai partorite da una band hardcore. La straniante e piangente “Bartholomew” è praticamente il suono al rallentatore di una lametta che vi affetta i polsi piano piano. Una desolata processione di depressive post-rock accompagnata da urla disperate relegate lontano in sottofondo e che nel finale cade a pezzi completamente, implodendo in un collasso di sangue e lacrime che si raggrumano in enormi e pachidermici riff doom. La penultima “Crying Mother” è un capolavoro di post-hardcore plumbeo con surreali striature industrial che può ricordare i Godflesh fusi insieme ai Planks, mentre la finale “Drag”, come il titolo giustamente indica, è una sorta scurissimo e abbattuto impulso alla non-esistenza, una tomba aperta fatta di suono che vi chiama a sè e che chiude il sipario su uno dei dischi più avvilenti, morbosi, lugubri e disperati che ci sia capitato di sentire quest’anno, in grado di trascinarvi in un oblio di depressione impensabile. Siamo davvero di fronte ad una gemma assoluta, ad un disco che ha aperto un mondo dinanzi a noi che mai ci saremmo sognati di immaginare. Se l’originalità, l’unicità ed il coraggio espressivo di una band fossero gli unici termini per stabilire il più riuscito disco dell’anno, “Negative Everything” trionferebbe su tutti con una facilità incredibile. Siamo allibiti (e avviliti) dal carattere, dalla personalità di questa band e dalla proposta assurda e magnetica allo stesso tempo che sono riusciti a creare.

TRACKLIST

  1. Recease
  2. The Slasher
  3. Degenerator
  4. Spared
  5. Dusted
  6. Bartholomew
  7. Crying Mothe
  8. Drag
8 commenti
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