PHARMACIST – Vertebrae After Vertebrae

Pubblicato il 19/05/2026 da
voto
8.0
  • Band: PHARMACIST
  • Durata: 00:36:00
  • Disponibile dal: 29/05/2026
  • Etichetta:
  • Hells Headbangers

I Pharmacist, con “Vertebrae After Vertebrae”, tornano a ribadire un’idea tanto semplice quanto spesso dimenticata: nel metal, la chitarra non è un elemento tra gli altri, ma il centro gravitazionale dell’intero sistema. Il riff non accompagna, non decora, non riempie. Comanda. E qui lo fa con una continuità e una convinzione che appunto riportano l’ascoltatore a questa classica concezione, dove tutto nasce e si sviluppa attorno alla scrittura chitarristica.

Del resto, questo gruppo death-grind con base in Giappone prende apertamente spunto da uno dei più grandi maestri nel campo, ovvero Bill Steer dei Carcass, qui ancora una volta fotografato in quello stile dalla complessità chirurgica e insieme grottescamente elegante sviluppato attorno alla pietra miliare “Necroticism”. È lì che i Pharmacist piazzano il loro punto di partenza ideale, e da lì iniziano una rielaborazione che non suona mai come semplice imitazione, ma anzi come studio approfondito e poi espansione. In controluce si percepisce costantemente la lezione del chitarrista e compositore inglese: il riff come organismo vivo, elastico, capace di mutare pelle anche all’interno di una singola frase musicale.

Il nome del gruppo continua a suggerire una certa ironia di superficie, ma è un depistaggio. Perché quando si entra nella scrittura, i Pharmacist mostrano tutt’altro: consapevolezza dei fondamentali, mestiere elevatissimo e una capacità di costruzione che appunto va ben oltre il semplice omaggio. Dopo l’exploit del precedente “Flourishing Extremities on Unspoiled Mental Grounds”, le aspettative erano alte, e il nuovo album non solo le conferma ma le rilancia.

“Vertebrae After Vertebrae” si muove come una lunga sequenza di sezioni incastrate con precisione quasi matematica. Le chitarre alternano scatti furiosi, aperture midtempo più dense e pastose, ripartenza galoppanti, fino a frangenti in cui emerge una piacevole vena thrash e classic metal. Non è esattamente un’aggiunta ornamentale, bensì una componente ormai strutturale del linguaggio del progetto, il quale ha assorbito anche sensibilità più tradizionali senza snaturare la propria matrice estrema. In questo senso, non è azzardato evocare anche l’ombra di “Heartwork”, come spirito di sintesi tra aggressività e chiarezza strutturale, tuttavia bisogna anche ricordare che da tempo il chitarrista/cantante Kyrylo Stefanskyi coltiva un progetto chiamato Mariner in cui si dedica a una sorta di techno-thrash con puntuali contaminazioni classic metal. Facile quindi pensare che qualcosa di quella realtà sia confluita nei Pharmacist e in questi pezzi tanto elastici quanto mediamente compatti nella durata.

Il risultato è un disco che non cerca rivoluzioni, ma evoluzione interna. E lo fa con una naturalezza che impressiona. La band non si esibisce dal vivo e i quattro anni trascorsi dall’ultimo lavoro si sentono tutti: non come vuoto, ma come tempo di sedimentazione, quasi interamente investito nella scrittura. Ogni brano sembra il risultato di un lungo lavoro di cesello sui dettagli del riff, sulla sua capacità di delineare strutture e coinvolgere. Per apprezzare tali sforzi, serve una predisposizione precisa: amare il death-grind di scuola Carcass e riconoscere nel riff il vero motore della musica estrema. Chi parte da lì troverà un album ricco, coerente e sorprendentemente vitale.

“Vertebrae After Vertebrae” è, in definitiva, una dichiarazione di metodo: i Pharmacist non reinventano un sound, ma ne riaffermano il cuore pulsante, riportando tutto al riff, alla sua fisicità, alla sua funzione di motore nel generare movimento reale. E lo fanno con una sicurezza che li colloca ancora una volta tra le realtà più solidamente ispirate della scena estrema contemporanea.

TRACKLIST

  1. Propelling Inwards
  2. Vertebrae After Vertebrae
  3. Endogenica
  4. Lazure Sphacelation
  5. Mimicring The Organics
  6. Bubonic Malacia Bloom
  7. Zenith of Mnemonic Forensication
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