PHLEBOTOMIZED – Deformation Of Humanity

Pubblicato il 15/01/2019 da
voto
7.0
  • Band: PHLEBOTOMIZED
  • Durata: 00:51:00
  • Disponibile dal: 18/01/2019
  • Etichetta: Hammerheart Records
  • Distributore: Audioglobe

L’epopea degli olandesi Phlebotomized è in parte accostabile a quella dei norvegesi In The Woods…, con i quali condividono molte parti delle loro rispettive storie e carriere: lo status di cult-band degli anni Novanta acquisito e riconosciuto anni dopo il loro momento di massima attività e creatività; il genere suonato, per entrambi a grandi linee definibile come avantgarde progressive extreme metal; il ritorno sulle scene, a gran distanza dai loro scioglimenti, prima con performance dal vivo e poi con musica inedita a tutti gli effetti; il fatto di ritrovarsi, nel 2018, con formazioni anni-luce lontane da quelle che erano le line-up originali. E se per il combo scandinavo il giudizio sul loro comeback è da ritenersi a metà strada tra il soddisfacente ed il più che perplesso, tocca ora alla creatura del chitarrista Tom Palms, unico membro superstite dai Nineties, sottoporsi a pubblico processo e tribunale mediatico.
“Immense Intense Suspence” era – ma incredibilmente lo è ancora oggi! – un disco talmente all’avanguardia per il suo anno di uscita, il 1994, da risultare parzialmente incomprensibile anche ai giorni nostri, quando ormai tutto ed il contrario di tutto è stato registrato e composto in ambito metal, sperimentale e non. Il successivo “Skycontact” delineava un po’ meglio, irrigidendole leggermente, le coordinate dell’avant-death-doom progressivo degli oranje, senza però ripetere le gesta magistrali che, anni dopo, verranno riconosciute al full-length album di debutto. Tanto che, per questo terzo e attesissimo “Deformation Of Humanity”, la label Hammerheart Records non riesce a fare a meno, in sede di biografia e presentazione, di bollare a più riprese il nuovo lavoro dei Phlebotomized come un agognato ritorno alle sonorità di inizio carriera, impreziosite dalla maturità degli anni. Ecco, qui proprio non ci siamo. Già, perchè “Deformation Of Humanity”, come fu “Pure” per gli In The Woods…, ci presenta un gruppo ben diverso da quello che ci si aspetterebbe dopo aver letto cotali, bolse, dichiarazioni promozionali.
I ragazzi di Rozenburg suonano ancora progressive extreme metal ma, diciamolo chiaramente, di sperimentale o avantgarde è rimasto poco o niente: ci sono le dinamiche cangianti dei pezzi, una manciata di brani strumentali, l’uso delle tastiere di Rob op’t Veld sempre molto preponderante e presente nel songwriting generale…ma poi? Il violino è scomparso, ad esempio, e con esso la follia, l’ardire dei cambi d’atmosfera completamente inaspettati, il basso guidante alcune partiture, la dolcezza inattesa e gli attacchi grind che costellavano il masterpiece succitato. “Deformation Of Humanity” è un lavoro appetibile, ben congegnato e al passo coi tempi, con tre-quattro canzoni molto buone e con pochi momenti di stanca; ma, a conti finali fatti, è un ‘comune’ album di death metal progressivo, con tracce molto più forma-canzone che in passato, con un giovane vocalist, Ben De Graaff, che non si spinge praticamente mai oltre ad un growl profondo ed ineccepibile ma anche tanto, tanto monotono. Le chitarre di Palms e di Dennis Bolderman svolgono un buon lavoro, ottimamente doppiate dalle keyboards di op’t Veld, che sono rimaste però sole a tentare di plasmare una qualsivoglia atmosfera al mood complessivo del disco, che trova in “Chambre Ardente” una grande piccola gemma e in “Proclamation Of A Terrified Breed” e nella title-track degli ottimi esempi del Phlebotomized-sound del 2018/2019. “Eyes On The Prize” è una fucilata death-grind che forse non ci saremmo attesi, ma le ben quattro tracce strumentali su undici canzoni totali in tracklist – con un finale di disco che pare raffazzonato e scritto con poca convinzione – tradiscono forse un’ancora poco chiara intenzione su cosa fare realmente della band ora che, a cinque anni dalla rifondazione, si possono iniziare a tirare le prime somme. Il cover artwork è certamente un buon biglietto da visita, inquietante e stralunato come pochi, ma siamo quasi certi che i vecchi e storici fan dei Phlebotomized troveranno deludente questo primo vagito discografico post-reunion. Andrà meglio, presumibilmente, con l’acquisto di nuovi fan, di certo meno carichi di aspettative e disposti a farsi conquistare dal ‘nuovo’ corso dei Nostri. Un sette pieno è comunque d’obbligo, per dare fiducia ad un gruppo che pare saldo e solido dopo gli ultimi aggiustamenti interni e ad un platter che ha bisogno dei classici ripetuti ascolti per essere appreso per bene. Speriamo solo di non trovarci a cullare dei nipotini, la prossima volta che ci capiterà di parlare di Palms e soci…

TRACKLIST

  1. Premonition (Impending Doom)
  2. Chambre Ardente
  3. Descend To Deviance
  4. Eyes On The Prize
  5. Desideratum
  6. My Dear...
  7. Proclamation Of A Terrified Breed
  8. Until The End
  9. Deformation Of Humanity
  10. Until The End - Reprise
  11. Ataraxia II
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