7.5
- Band: PHOBIC
- Durata: 00:38:10
- Disponibile dal: 26/11/2012
- Etichetta:
- Punishment 18 Records
- Distributore: Andromeda
Se seguite regolarmente la sezione recensioni di Metalitalia.com, avrete capito che non riteniamo tutte abbaglianti le recenti proposte del rinverdito filone old school death metal; un sotto-genere che in linea di massima amiamo molto, ma che, almeno ultimamente, spesso e volentieri è solito scadere nel più piatto auto-citazionismo. Il nuovo album dei Phobic, tuttavia, riesce a manifestarsi come una piacevole eccezione a questa attuale regola. Il secondo parto ufficiale del gruppo guidato dal chitarrista/cantante Theharian, che arriva fra noi addirittura a undici anni di distanza dalla pubblicazione del debut “Sick Bleamished Uncreation”, si dimostra infatti un bell’esempio di death metal novantiano, composto, suonato e registrato con tutti i crismi. Il titolo, “The Holy Deceiver”, ne rivela già lo spirito infernale, ma è ovviamente l’ascolto a svelare tutta la sua invidiabile carica impetuosa, all’insegna di un death metal affilato e carnale, che affida gran parte delle sue sorti alla verve interpretativa del frontman Jericho, così come al notevole rifferama di Theharian, che affianca spiccati riferimenti swedish (Dismember e Carnage in particolare) a occasionali suggestioni americane, ben inserite soprattutto quando le ritmiche rallentano. Per una volta, gli esiti appaiono prevedibili – d’altronde, sempre di old school death metal si tratta – ma non terribilmente scontati: sono l’ispirazione di cui gode lo sferragliante lavoro di chitarra, la vitalità del drumming e, in generale, la furia iconoclasta e l’ardore che permea l’intera tracklist a decretare il successo dell’album. Proprio come gente come Interment o Maveth, i Phobic non sono un gruppo salito sul cosiddetto carrozzone della vecchia scuola all’ultimo momento: stiamo parlando di musicisti che, in un modo o nell’altro, hanno dedicato la carriera a certe sonorità e che ora, grazie all’esperienza accumulata nell’underground, giustamente si permettono di mettere su disco la loro versione di questo sound e di dare una piccola lezione di stile e concretezza ad ascoltatori e colleghi alle prime armi. “The Holy Deceiver” è dunque quel che si dice un lavoro spontaneo e ben curato sotto ogni punto di vista; un disco il cui ascolto mantiene completamente quanto suggerito dalla confezione.
