8.0
- Band: PHOBOCOSM
- Durata: 00:35:22
- Disponibile dal: 28/11/2025
- Etichetta:
- Dark Descent
Spotify:
Apple Music:
Presentato come un compendio di brani provenienti da ogni sessione di songwriting della band, il nuovo full-length dei Phobocosm è quanto di più lontano possa esistere da una raccolta di B-side atta a svuotare i cassetti o a mantenere forzatamente attivo il nome della band sul mercato.
Anche in questa occasione, infatti, il quartetto canadese mantiene integro il proprio approccio scrupoloso alla trattazione del suono, distillando una colata di death metal denso e immersivo che sembra procedere in direzione dell’ascoltatore a ritmo di flusso lavico, di placca tettonica alla deriva, rafforzando così l’idea che il tutto sia frutto di un processo di scrittura viscerale fino all’ineluttabilità.
Musica che, di nuovo, parla un linguaggio pensato per sedimentarsi nel tempo, senza smanie di arrivare in fretta e furia al livello di assimilazione completa, e la cui grammatica discende tanto da quella di visionari contemporanei, con il nome degli Ulcerate a figurare ovviamente in cima alla lista, quanto da quella degli Immolation di fine anni Novanta/inizio anni Duemila, per un risultato in grado di fondere coerentemente il materiale più evocativo, solenne e striato di doom (che immaginiamo risalire al precedente “Foreordained”) con quello più compatto del periodo “Deprived”/“Bringer of Drought”.
Non si avverte insomma nessuno strappo, nessuna disomogeneità nell’incedere tenebroso e avvolgente della tracklist, tanto che – se non fosse stato dichiarato esplicitamente nelle note in accompagnamento al promo – mai avremmo pensato che il formato di “Gateway” fosse quello (insolito) della ‘compilation di inediti’.
Un segno di coerenza espressiva e artistica, di continuità con gli esordi che però, nel corso del tempo, non ha rinunciato all’esplorazione di scenari sempre più vasti, desolati e atmosferici, i quali potrebbero trovare una trasposizione letteraria nel mondo post-apocalittico descritto da Cormac McCarthy in “The Road”.
Immagini di deserti che avanzano e di mari che scompaiono, di città in rovina sotto un cielo grigio, di una Natura che si ribella alle architetture dell’uomo, e in mezzo a tutto questo, come araldi della fine dei giorni, i Nostri alle prese con un pugno di brani in grado di attestarsi sui medesimi, alti livelli di quelli contenuti nel disco del 2023, a loro volta distribuiti tra fiumi di magma in cui il death metal diventa materia epica e ribollente (“Deathless”, “Beyond the Threshold of Flesh”), episodi più istintivi (“Unbound”) e strumentali rarefatte (i tre atti di “Corridor”).
Infine, la produzione vibrante di Xavier Berthiaume (Chthe’ilist, Mitochondrion) e l’artwork suggestivo di Lauri Laaksonen (Assumption, Pestilent Hex), oltre a portare avanti l’estetica di “Foreordained”, rappresentano nuovamente il suggello ideale per la proposta e le sue rivelazioni escatologiche, chiudendo il cerchio su un ritorno curato e appassionante che consolida – a stretto giro – la posizione del gruppo di Montréal nel circuito underground death metal contemporaneo.
