PHOBONOID – La caduta di Phobos

Pubblicato il 13/03/2019 da
voto
7.5
  • Band: PHOBONOID
  • Durata: 00:39:47
  • Disponibile dal: 28/02/2019
  • Etichetta: Avantgarde Music
  • Distributore: Audioglobe

Abbiamo già usato (o abusato) della definizione “suono Avantgarde” con riferimento alla storica etichetta milanese, ma al di là della faciloneria è evidente che col ritorno dei Phobonoid si conferma un certo approccio ormai iconico e caratteristico delle band del suo roster. Parliamo chiaramente di un black metal atmosferico e ‘spaziale’, ma che non si appiattisce sugli stilemi resi ormai dei nuovi cliché negli ultimi anni. Qui lo spazio fa capolino soprattutto nel titolo dell’album e dei brani, tutti riferimenti a satelliti o corpi celesti vari, quasi a dipingere un’ideale mappa del percorso compiuto dalla band trentina, e in particolare dal protagonista di un vero e proprio concept album in chiave interspaziale; il cui svolgimento ha anche espliciti legami con le composizioni atmosferiche dei diversi planetoidi. Ci sembravano ambiziose citazioni, leggendo il press kit di accompagnamento, ma se “Titano” è un pianeta di metano, ecco che il brano ad esso dedicato gode di asfissianti sonorità quasi industrial, così come la lava di “CoRot-7b” corrompe anche “TrES-2b”, tra i pezzi più aggressivi per resa sonora – sebbene il secondo citato abbia cadenze quasi doom. Ci si perde poi nello spazio come nella lisergica sequenza finale di “2001: Odissea nello Spazio” sulle note della dilatata “GU Psc b”: un intermezzo strumentale eccellente, che ha una sorta di gemella più noise in “WASP-17b”. Queste piccole variazioni su un sound corposo e riconoscibile sono davvero un punto di forza del lavoro, e in questo gli ultimi due brani chiudono un cerchio; da una parte, ovviamente, del peregrinare di questa navetta lanciata attraverso lo spazio profondo (e nerissimo), ma anche e soprattutto di un percorso musicale che riesce a non cedere, come detto, al gusto dello stampino, pur condividendo l’uso orchestrale e arioso degli strumenti con molte band assimilabili: tra momenti di crescendo quasi da composizioni classiche, ma anche frequenti sferzate della sezione ritmica, il tutto sempre condinto da una voce graffiante, distaccata e che non cerca di suonare accattivante. Dal momento de “La Caduta di Phobos” all’approdo su “A-Crono”, ci vengono raccontate bene molte cose.

TRACKLIST

  1. 26.000 al
  2. La caduta di Phobos
  3. Titano
  4. TrES-2b
  5. CoRot-7b
  6. GU Psc b
  7. KOI-1843 b
  8. WASP-17b
  9. MOA-192b
  10. A-Crono
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