7.5
- Band: PIANOS BECOME THE TEETH
- Durata: 00:35:00
- Disponibile dal: 14/11/2011
- Etichetta:
- Topshelf
Introdotte da una copertina enigmatica – uno scorcio di una camera da letto – le otto composizioni che vanno a formare il secondo full-length degli statunitensi Pianos Become The Teeth hanno il sapore e i suoni di un breve salto all’indietro nel tempo, in una sorta di passato prossimo di certo punk o rock alternativo: elementi post rock alla Envy si uniscono all’ardore sonoro e alla bruciante malinconia del vecchio screamo e del post hardcore (vedi Fugazi, Thursday o At The Drive In), dando vita a un disco intenso, variopinto, dai toni accesi, ma dal carattere placido. Un album composto, che non ricorre praticamente mai alla forza, nel quale emerge spessissimo la suddetta vena malinconica, ma che tuttavia riesce a mantenere uno stato di tensione continua, sul filo di ritmiche molto curate e di un lavoro di chitarra che costruisce saliscendi di intensità notevolissimi. Essenziali nella formazione (voce – chitarre – basso – batteria), ma ricchi nell’esecuzione, i Pianos Become The Teeth confezionano un disco che se fosse uscito nei tardi anni ’90 o nei primi 2000 avrebbe magari permesso loro di cavalcare quell’esaltante onda che consegnò a noi e alla storia del genere tutti i nomi citati poco più su. Pubblicato oggi, ad alcuni potrà risultare forse un poco datato; ciò nonostante, è altrettanto vero che, essendo tali suoni assai meno battuti rispetto ad allora, “The Lack Long After” riesce anche ad assumere un fascino e una forza abbastanza peculiari, imponendosi all’ascolto proprio perchè si tratta di un sound che non si sente più tutti i giorni. Infine, non va affatto sottovalutata l’interpretazione del cantante Kyle Durfey, indubbiamente una delle più toccanti sentite quest’anno; valore aggiunto di un album già di per sè davvero curato, che spezza il cuore a ogni fruizione.
