PINKISH BLACK – Bottom Of The Morning

Pubblicato il 14/12/2015 da
voto
7.5
  • Band: PINKISH BLACK
  • Durata: 39:40
  • Disponibile dal: 30/10/2015
  • Etichetta: Relapse Records
  • Distributore: Audioglobe

Terzo giro di boa per la formazione americana nata dalle ceneri dei The Great Tyrant, dopo l’atto estremo di Tommy Atkins. Jon Teague e Daron Beck infatti preferirono continuare con un nuovo nome e nel 2012 diedero alla luce il primo album omonimo e, poco dopo, anche un secondo album dal nome “Razed To The Ground”, questa volta sotto Century Media. Ora, due anni dopo l’ultimo tassello discografico, la Relapse cerca di rilanciare il nome dei due americani, del loro progetto ultimo e di quello primordiale, ristampando entrambi i primi due album a nome Pinkish Black e anche l’ultimo album dei The Great Tyrant (l’interessantissimo “The Trouble Of Being Born”) e affiancando un succulento tour insieme agli Zombi (altro interessantissimo duo dark/noise di questi mesi) . Il 2015 sembra quindi essere un anno importantissimo per i Pinkish Black, ma non solo per le premesse: il terzo disco della formazione di Fort Worth, Texas, sembra infatti essere il sigillo per il consolidamento del progetto dei due ex The Great Tyrant. In “The Bottom Of The Morning” riusciamo finalmente a percepire il fascino della voce di Daron Beck e il blend di krautrock, new wave, doom e gothic metal nella sua forma più intrigante e coesa. Necessariamente la parte più miserabile di questa esistenza viene fuori in queste atmosfere rarefatte e inquietanti, squallide ed industriali in cui si sentono gli echi del bagno insanguinato dove Atkins si è ucciso, la dipartita – sempre autoinflitta – del padre e l’overdose fatale della sorella di Beck, i problemi legali e le infinite tribolazioni di Teague e delle vicende di cronaca inquietanti (“Burn My Body”), mischiati però ad una bellezza e ad un fascino luminoso che si intravede nei meandri di questa cupezza, come un colore roseo di un sereno che arriverà dopo le tenebre temporalesche. Difficile non sentire l’influenza dei Killing Joke e di John Carpenter, o del post-punk inglese, della darkwave, il krautrock pionieristico dei Can e Neu!, finanche ad arrivare alle voci di Ian Curtis, lo Scott Walker più sperimentale, Peter Murphy, David Bowie (tutti influssi del crooning derivativo di Beck). Ma al tempo stesso c’è quella tinta ironica, quasi sardonica, grottesca, che sembra tirare in mezzo Bill Hicks e la sua visione dell’esistenza come risata unica, guerrigliera e imprescindibile, probabilmente in quell’arcobaleno marrone psichedelico della copertina e di “Brown Rainbow” (dove sembra di sentire un misto di Tangerine Dream, Interpol e Goblin). “Bottom Of The Morning” sembra infatti fare la parodia al motto commerciale “top of the morning” e molto del gothic diventa psichedelico proprio in questa fumosa ironia di fondo, ma che è anche di nome e di copertina. “Special Dark” ripropone un industrial più diretto, sintetico e sferragliante, l’heavy psych più fumoso affiora in “I’m All Gone”, in “Everything Must Go” si sente l’eco horror dei Goblin, il timbro più doom dei The Great Tyrant spunta fuori nella monumentale seconda parte della title track e nella chiusura affidata alla strumentale di “The Master Is Away” (una sorta di eufemismo per il nichilistico “Dio è morto” nietzschiano), ma tutto questo sempre in un impasto sonoro che riesce a catalogare i Pinkish Black – dopo due album – in un sound definitivo ed organico, vicino all’heavy metal per contenuto e intenti, ma vario e ben più ampio nella forma, come vuole questa tradizione contemporanea di blend generale tra i generi. “Bottom Of The Morning” è un po’ tutto questo: un disco che saprà coinvolgere per la sua visione cupa, distorta e fascinosa di forma e contenuto, al di là di generi di appartenenza e che proietta una luce trionfante alla fine del viaggio.

Bottom of the Morning by Pinkish Black

TRACKLIST

  1. Brown Rainbow
  2. Special Dark
  3. I'm All Gone
  4. Burn My Body
  5. Everything Must Go
  6. Bottom Of The Morning
  7. The Master Is Away
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