PLATEAU SIGMA – Symbols – The Sleeping Harmony of the World Below

Pubblicato il 29/10/2019 da
voto
8.0
  • Band: PLATEAU SIGMA
  • Durata: 00:56:06
  • Disponibile dal: 25/10/2019
  • Etichetta: Avantgarde Music
  • Distributore: Audioglobe

La vera forza dei Plateau Sigma a nostro avviso è sempre stata il collettivo. La formazione ligure ci ha infatti sempre dato l’impressione di affidarsi ad un processo creativo realmente condiviso e di avere a propria disposizione un ventaglio di soluzioni tanto vasto quanto coerente. Ad esempio, l’intreccio di vari registri vocali, altra qualità d’insieme, da sempre caratterizza molte delle loro canzoni e si configura come parte fondamentale del suono, contribuendo, sin dai tempi del debut album “The True Shape of Eskatos”, a definire una personalità e una specifica aura onirica. Non è tuttavia soltanto l’interazione delle voci a tratteggiare la musica del quartetto. Grande peso ha anche la particolare stratificazione di chitarre e percussioni, le quali, oggi più che mai, sembrano trarre linfa vitale tanto dalla tradizione doom-death britannica (gli Anathema degli esordi in primis), quanto dal più attuale movimento post metal. Ciò consente ai Plateau Sigma di avere costantemente diverse carte da giocare, e di poter scegliere in ogni momento le migliori del mazzo. Su “Symbols”, il passo avanti è però nella costruzione a tutto tondo delle nuove tracce, che i ragazzi hanno composto senza mai perdere di vista quello che è il cuore di ogni canzone, ovvero la melodia. Rispetto alle opere precedenti, il songwriting risulta infatti ancora più a fuoco e il risultato sono brani dall’identità più spiccata e dal messaggio e dallo sviluppo maggiormente asciutti, nonostante una durata media importante.
Uno dei punti focali del disco è proprio la notevole performance vocale di Manuel Vicari e Francesco Genduso: non è solo questione di tecnica, ma anche di quell’aspetto che si può definire come ‘interpretazione’. Ancora più che in “Rituals”, la ricorrente variazione delle linee vocali esplicita inquietudine, rabbia, sofferenza, ma anche grandissima sensibilità. Un tratto, quest’ultimo, che la band ha in comune con alcune delle più espressive realtà dei filoni ai quali guarda con maggiore insistenza sul fronte stilistico. Un brano come “A Parody of Medea”, ad esempio, si pone a metà strada fra i succitati Anathema e gli ultimi Cult Of Luna sia a livello musicale che di cantato, imponendosi con una trama sempre più peculiare, compatta e penetrante.
Comunque, è l’intera tracklist a presentare un disegno avvincente e a crescere con gli ascolti: ad esempio, l’opener “Heterochromia”, una sorta di manifesto programmatico di quello che conterrà il lavoro, attacca con un doom-death stentoreo per poi stemperarsi su toni più evocativi, con le voci puntualissime nel dettare i vari cambi di atmosfera. “She Kept the Sacred Fire, Still” gioca invece con vaste digressioni dettate dalle distorsioni delle chitarre e dal growling, donando alla seconda parte di “Symbols” un’impronta più heavy e un’ulteriore dose di imprevedibilità. In generale, siamo davanti a episodi che mettono in mostra un eclettismo e un’ispirazione che sono indicativi del periodo di grazia attraversato dai Plateau Sigma durante la fase di scrittura. Album dopo album, il gruppo italiano continua a raffinare la propria proposta e a convincere con la sua eleganza. È quindi ormai d’obbligo considerarlo una certezza del nostro panorama.

TRACKLIST

  1. Heterochromia
  2. Ouija And The Qvantvm
  3. A Parody Of Medea
  4. To Mnemosine's Bittersweet Fruit
  5. The Moon Made Flesh
  6. The White Virgin
  7. She Kept The Sacred Fire Still
  8. The Child And The Presence
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