PLATEAU SIGMA – The True Shape of Eskatos

Pubblicato il 28/10/2014 da
voto
8.0
  • Band: PLATEAU SIGMA
  • Durata: 01:08:12
  • Disponibile dal: 29/09/2014
  • Etichetta: Beyond Productions
  • Distributore: Masterpiece

Un’altra giovane realtà italiana è pronta a fare il botto. I liguri Plateau Sigma hanno già fatto parlare di sè con il buon EP “White Wings of Nightmares”, ma è con questo primo full-length che le carte in mano ai ragazzi vengono definitivamente scoperte. I Nostri appartengono ad un novero di gruppi che, pur palesando riferimenti di genere e rimandi a scene più o meno note, si presentano con eleganza, ispirazione e freschezza tali da risultare vere e proprie trappole di consenso. “The True Shape of Eskatos” si pone come ideale continuum rispetto al debutto, confermandosi insieme artistico fatto di pulsioni (funeral) doom, death metal, gothic e dark wave. La base del suono è indubbiamente un profondissimo doom venato di death metal, con My Dying Bride ed Esoteric come primi punti di riferimento, ma questa radice non ha comunque quel ruolo totalmente dominante che ci si potrebbe aspettare una volta data un’occhiata all’elevata durata delle singole composizioni. Dopo tutto, il fulcro della musica dei Plateau Sigma pare essere la voce, in ampi tratti autentica protagonista del disco. Il cantato e il growling dei chitarristi Manuel Vicari e Francesco Genduso si fanno subito ampiamente apprezzare nel loro generare intrecci ora caldi e setosi, ora severi e ricchi di toni scuri e ombrosi; il pulito, in particolare, può vantare una sottile vena di sensualità che lo rende accattivante anche nei momenti in cui le canzoni prendono una piega a dir poco ansiogena. In questo – così come nelle citazioni wave sparse per la tracklist – il gruppo ci ricorda i primi Beyond Dawn, formazione che, con lavori come “Longing for Scarlet Days” e “Pity Love”, ormai un paio di decenni fa riuscì a dimostrare al mondo come si poteva contaminare abbondantemente il doom-death metal e uscire dai soliti clichè senza perdere un briciolo di carica angosciante. Agganciandoci al discorso vocals, è essenzialmente per questo che troviamo la strumentale “Ordinis Supernova Sex Horarum” un filo evitabile, pur essendo tutt’altro che disprezzabile se presa singolarmente: i Plateau Sigma ci convincono soprattutto quando lasciano campo libero tanto alla base strumentale quanto al comparto vocale. La band, come tante altre al debutto, pecca un po’ di inesperienza caricando oltremodo certi brani con una marea di spunti diversi, ma non si può dire che questo gioco di contrasti alla lunga non paghi comunque: ora con un riff rocciosissimo alla “As the Flower Withers”, ora con una inaspettata aria pinkfloydiana, ora con la pillola di misticismo firmata da Efthimis Karadimas dei Nightfall – ospite su “The River 1917” – l’album rifiuta continuamente di appiattirsi su ripetizioni e formule preconfezionate, riuscendo a mantenere vivo l’interesse anche quando una “Stalingrad” arriva a sfiorare il quarto d’ora di durata. D’altra parte, rispetto a “White Wings of Nightmares” il quartetto ha fatto grossi passi in avanti in termini di affiatamento e coerenza: c’è tanta carne al fuoco, ma di rado si ha l’impressione che i vari elementi siano stati mal gestiti o assemblati alla rinfusa. Oltre a ben dosare potenza e grazia, il disco, come accennato, possiede un’atmosfera ammaliante che riporta alla mente alcune opere avantgarde anni Novanta, sia scandinave che elleniche; da tempo le nostre orecchie non sentivano qualcosa di simile e ci fa un grande piacere che sia stata una formazione italiana a trasmetterci tali vibrazioni. Confidiamo ora in un’ulteriore evoluzione, magari in qualche brano un po’ più compatto e, last but not least, in una convincente prova live.

TRACKLIST

  1. The Initiation
  2. Satyriasis and the Autumn Ends
  3. Stalingrad
  4. Ordinis Supernova Sex Horarum
  5. The River 1917
  6. Angst
  7. Amber Eyes
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