POISON RUÏN – Härvest

Pubblicato il 05/04/2023 da
voto
7.5
  • Band: POISON RUÏN
  • Durata: 00:33:58
  • Disponibile dal: 14/04/2023
  • Etichetta:
  • Relapse Records

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Band strepitosa o progetto furbetto? Questa è la domanda che ha occupato la nostra testa dopo aver approcciato questo disco. Ma andiamo con ordine.
Due anni fa i Poison Ruïn sono saliti agli onori della cronaca, o più correttamente sono stati esposti all’attenzione del sottobosco estremo, con la pubblicazione del precedente, omonimo, album; si è rivelato subito vincente e accattivante il loro peculiare e nostalgico mix di grezzo post-punk, deathrock, finezze à la The Fall, ma anche spruzzate dei primi Faith No More in certe soluzioni di tastiera e nelle atmosfere, quindi perché non ribaltare le carte in maniera spiazzante?
Dopo un avvio quasi sinfonico, memore delle atmosfere classiche e insieme dungeon della loro “Paladin’s Wrath”, questa volta veniamo gettati in un calderone fatto di primo acchito di puro punk sguaiato e marcio, certo più debitore di GG Allin, dei Dead Kennedys e della scena anarco-punk che non di John Lydon & co. Resta a fare da filo conduttore una produzione scarna (per non dire appena sopra il ‘livello cantina’) elemento che ovviamente aumenta il nostro godimento, mentre nel prosieguo emergono elementi via via diversi: bridge in levare, brevi e acidi riff no wave, sfuriate di batteria, un’attitudine quasi black n’roll (“Frozen Blood”, “Bastard’s Dance”), dalle parti di Okkultukrati e compagnia simile – capaci di mantenere fresco l’impatto. Oltre che, più di quanto avvenuto nell’esordio, tastiere orrorifiche tornano spesso a punteggiare il disco, mentre i due capitoli a nome “Resurrection” sembrano scritti apposta per gli orfani dei Misfits.
Insomma, se dobbiamo rifarci al titolo dell’album, “il raccolto”, inteso come reinterpretazione di sonorità già sentite, è andato a buon fine anche a questo giro, e poco male se il parziale cambio di rotta, al primo ascolto, ci era parso un po’ di mestiere; per non dire una strizzata d’occhio facilona alla nostalgia. E se poi preferivate l’approccio post ’79, la title-track ricorda che, sepolta da qualche parte e pronta a spuntare fuori a molla, un certo sound è ancora presente.
Ci piacciono, insomma? Assolutamente sì, in entrambe le (attuali) incarnazioni; quindi schiacciate anche voi play, godetevi il loro marciume e chissà che al prossimo disco non optino per sonorità new romantic… conquistandoci comunque.

TRACKLIST

  1. Pinnacle Of Ecstasy
  2. Tome Of Illusion
  3. Torture Chamber
  4. Härvest
  5. Frozen Blood
  6. Resurrection I
  7. Resurrection II
  8. Augur Die
  9. Blighted Quarter
  10. Bastard's Dance
  11. Slowly Through The Dark
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