7.5
- Band: POISON THE WELL
- Durata: 00:42:59
- Disponibile dal: /08/2003
- Etichetta:
- Atlantic Records
“You Come Before You” è il terzo disco dei Poison The Well. Il primo composto dopo la realizzazione dell’acclamato “Tear From The Red” a fine 2001 e la firma del contratto con la major Atlantic. Probabilmente è proprio il tempo trascorso dalla stesura di “Tear…” uno dei principali fattori responsabili di questa sino a oggi inedita attenzione della band per le atmosfere rarefatte e sognanti di certo indie e rock cantautorale. I nostri sono cresciuti e hanno evidentemente ampliato i loro gusti e la loro gamma di influenze. Non che i Poison The Well abbiano però dismesso del tutto i panni di portabandiera del metal-core made in USA, meravigliosamente indossati nei due precedenti e seminali lavori: prova ne sono l’indubbia intensità di alcune trame del disco e la voce di Jeffrey Moreira, che continua ad affidarsi abbastanza spesso allo screaming. Ma già dalla prima canzone dell’album, la comunque sostenuta “Ghostchant”, è chiara la direzione che i nostri hanno voluto dare al loro nuovo album: strutture più lineari del solito, una grande cura nella costruzione di ritornelli ficcanti (anche se mai mielosi!) e, in generale, una base ritmica che col metal ha sempre meno a che fare, prediligendo un impostazione punkeggiante a discapito di quelle sfuriate in doppia cassa con le quali erano infarcite molte delle hit del passato. Nel complesso, non è venuto meno il carico di malinconia tipico della vecchia produzione, ma la prima parte di “Meeting Again For The First Time” potrà forse apparire a certi fan come un’apertura al mainstream. Al di là di facili accuse, il disco comunque brucia di elettricità e regala una manciata di brani notevoli, alternati con altri che si assestano su un carattere più immediato, marciando spediti, più liquidi del solito nei suoni, a volte presi da una verve sì evidente, ma che cerca di evitare gli spigoli del metal e dell’hardcore più spinto. Questo è forse l’unico vero limite di “You Come…”: non tanto il cambiamento (neanche radicale) di stile, ma l’impostazione di certo songwriting, che a volte appare un filo asciutta, almeno se paragonata a certo vecchio repertorio. Ciò nonostante, la tracklist, varia e intimista al punto giusto, assicura al lavoro una buona, se non buonissima, longevità, con picchi assoluti come “Apathy Is a Cold Body”, e alimenta non poco la curiosità di sapere dove mai andranno a parare i Poison The Well nel prossimo futuro.
