POLYPTYCH – Defying The Metastasis

Pubblicato il 29/12/2016 da
voto
6.5
  • Band: POLYPTYCH
  • Durata: 00:56:05
  • Disponibile dal: 14/10/2016
  • Etichetta: Blood Harvest
  • Distributore:

Fra i filoni più rigogliosi dello scenario extreme metal internazionale, vi è da qualche tempo il death cerebrale e concettuale derivato dalle peripezie dei Gorguts. Guardando a una filiazione avente minori intermediazioni, è nell’ascesa degli eccellenti Ulcerate, a loro volta parecchio contaminati dagli scenari apocalittici dei Neurosis, che va ricercata questa fascinazione da parte delle giovani leve per un linguaggio musicale che metta sullo stesso piano oscurità, tecnicismo, sperimentazione e una sana, decisiva, fame di annichilimento. I Polyptych di Chicago, approdati con “Defying The Metastasis” al terzo album in quattro anni, si collocano perfettamente nel quadro appena descritto, mettendo in fila una serie di attributi che farebbero la gioia di qualsiasi appassionato del genere. I brani prendono una piega funambolica, i musicisti stringono d’assedio l’ascoltatore e lo vilipendono sotto un carico pantagruelico di note, sparate a migliaia in pochi secondi da chitarre propense alla stranezza e nient’affatto dimentiche della pulizia esecutiva. I ritmi tendono a spalancarsi su un reame di esagerata isteria, mediati fra blast-beat devastanti e, spesso, piuttosto complicati, e parti più scorrevoli, dove il cantato può muoversi fra strofe anche abbastanza catchy. In generale, per quanto l’effetto di stordimento e di misurata devianza abbia sovente il sopravvento, c’è da dire che le liquide partiture soliste e le trame percussive fanno di tutto per concedere quegli attimi di respiro necessari a stemperare il caos e concedere una fruizione un pizzico più distesa. Una volta che si è compresa la portata della tempesta, si possono cogliere andamenti leggermente più coraggiosi e non per forza ancorati solamente al death metal: infatuazioni per l’epos, cori pulsanti freddezza futurista, oppure cattedrali post-metal, quando le chitarre avvolgono ed innalzano in un vortice possentemente neurosiano. La spinta costante e linee vocali molto brutali collocano l’album fra le release che potrebbero accontentare sia gli amanti del death più classico, sia coloro che cercano sempre un tocco di raffinatezza e inventiva fuori dal comune. In un quadro complessivo di ottimo livello, parlando semplicemente di costruzione dei pezzi, arrangiamento e cognizione tecnico-musicale da parte dei suoi autori, vi è però da segnalare l’assenza di fervore e passionalità nelle tracce di “Defying The Metastasis”. Sarà anche la scelta di suoni limpidi e abbastanza convenzionali, ma i momenti che fanno saltare sulla sedia latitano e il disegno delle tracce, per quanto preveda arrangiamenti folti di dettagli e una struttura in perenne divenire, finisce per farle assomigliare le une alle altre. Non c’è nulla di veramente sbagliato nell’operato dei Polyptych, allo stesso tempo non c’è nulla di veramente degno di nota; siamo in un limbo, aureo, ma pur sempre limbo. Le doti ci sono, l’intelletto degli strumentisti impegnati è vivace, ora serve prendere possesso di uno stile più personale e lasciarsi andare: vedremo se i tre di Chicago sapranno salire il gradino evolutivo successivo e regalarci vere soddisfazioni.

TRACKLIST

  1. Silent Discord
  2. Scars of the Modern Age
  3. Windswept Fragments
  4. Feral Mind, Abstract Tomb
  5. The Decadent's Mirror
  6. Echoes
  7. Crimson Halls
  8. Lexicon of Oppression
  9. Coalescence
  10. Triumph of the Swine
  11. Defying the Metastasis
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