PONTE DEL DIAVOLO – De Venom Natura

Pubblicato il 10/02/2026 da
voto
8.0
  • Band: PONTE DEL DIAVOLO
  • Durata: 00:40:00
  • Disponibile dal: 13/02/2026
  • Etichetta:
  • Season Of Mist

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Si dice che il ferro vada battuto finché è caldo, giusto? Dunque, benissimo hanno fatto i Ponte Del Diavolo a forgiare nuovi ferri per gli zoccoli del loro Black Phillip, fintanto che il loro eccellente debutto “Fire Blades From The Tomb” non si è ancora raffreddato del tutto.
A due anni esatti da quella prima uscita, infatti, i musicisti torinesi pubblicano “De Venom Natura”, nuovo capitolo della loro discografia che ancora una volta porta l’autorevole imprimatur di Season Of Mist.
“De Venom Natura” è un ritorno atteso in modi tutt’altro che retorici: innanzitutto, la qualità dei primi EP e del disco d’esordio aveva creato un’aspettativa piuttosto alta intorno alla band, acuita da una rapida ascesa registrata tanto in Italia, quanto all’estero, e coronata dagli inviti a diversi festival che contano. Inoltre, gli ottimi singoli di lancio “Spirit, Blood, Poison, Ferment!”, “Il Veleno Della Natura” e “Lunga Vita alla Necrosi” sono riusciti a creare un certo hype intorno a questo nuovo lavoro, che già dalle anteprime si preannunciava come piuttosto ricco e ambizioso.

In effetti è proprio così, “De Venom Natura”: ricco e ambizioso, per quanto non troppo distante dalla via già aperta con “Fire Blades…”.
Il nuovo full-length dei Ponte Del Diavolo è infatti soprattutto un album che ripercorre, perfezionandolo, quanto già affermato in precedenza, delineandone con più chiarezza i caratteri già ben marcati.
Tuttavia non è un semplice ‘album di conferma’: non mancano infatti i segnali di una più profonda consapevolezza dei propri mezzi e della loro unicità, che si manifesta soprattutto nella sperimentazione tra generi, negli arrangiamenti più ambiziosi e nell’esplorazione di nuove soluzioni – complice anche qualche collaborazione di alto profilo.
Continuità, quindi, ma non ripetizione. vale anche per il sound, ricalibrato su atmosfere e frequenze un po’ più tenebrose, meno punk e più metal. Forse anche più ricercate, pur senza rinunciare a quella capacità, tipica dei Ponte Del Diavolo, di risultare accattivanti a fronte di un’impostazione assai peculiare.

L’alchimia (è proprio il caso di dirlo, visto il leitmotiv tematico dell’album) è cambiata solo di poco: gli ingredienti fondamentali restano il doom, il black metal, la new wave e il post-punk, anche se il black e una certa vena gothic sembrano aver assunto un ruolo più netto nella definizione del sound.
Emergono, inoltre, alcune nuove essenze ad arricchire il bouquet di effluvi cimiteriali, come occasionali elementi psych, jazz e perfino cantautorali. Ma soprattutto emerge quella vena di revival funereo delle glorie italiane d’altri tempi, dalla canzone anni Sessanta al black mediterraneo, che già si era fatta apprezzare negli EP e nell’album di debutto e che qui esplode in un caleidoscopio di rifrazioni nerissime. In questo senso, anche la scelta di affidare l’artwork a Francesco Dossena, illustratore di ‘Dylan Dog’, avvicina in qualche modo “De Venom Natura” a un’ipotetica ‘Italian wave of horror.

Scendendo un po’ più nel dettaglio (ma vi rimandiamo anche al nostro track-by-track per ulteriori particolari), non si poteva scegliere per questo disco un miglior biglietto da visita di “Spirit Blood, Poison, Ferment!”: il brano riafferma alcuni dei caratteri distintivi dei Ponte Del Diavolo (come l’approccio drammatico e sopra le righe di Erba Del Diavolo e il lavorio sussultante del doppio basso), ma li presenta in una veste funambolica e stravagante, in cui la forma-canzone viene rivisitata in modo originale. Si fa inoltre notare la presenza al trombone di Francesco Bucci degli Ottone Pesante, che è solo una delle numerose incursioni esterne ottimamente inserite nel songwriting.
Su tutte, spicca in particolare il ritorno di Vittorio Sabelli e del suo clarinetto basso in “Delta-9 (161)”, un altro degli episodi più sperimentali di questo lavoro: una traccia psichedelica, ipnotica, che culla l’ascoltatore con un mantra fumoso prima di catapultarlo in un trip sludge.
Ottime anche le partecipazioni di Lucynine, cui si devono alcuni ottimi interventi di synth e il theremin dell’opening track, e di Gionanta Potenti (Nubivagant, Darvaza e molti altri), sorprendente in una insolita veste folk su “Silence Walk With Me”.

Abbiamo parlato di quel che c’è di nuovo, ma anche le tracce in cui la band gioca sul sicuro, come “Every Tongue Has Its Thorns” e “Lunga Vita alla Necrosi”, possono contare su una freschezza ammaliante, figlia di un songwriting ispirato e di una perfetta sinergia tra riff, drum fills e voce. Menzione speciale, a nostro avviso, per “Il Veleno della Natura”, ideale colonna sonora di una “Dolce Vita” raccontata da un maestro dell’horror. Infine, la cover di “In The Flat Field” dei Bauhaus riprendendo la formula, già testata su “Fire Blades…”, di chiudere l’ascolto con un tributo.

Prova del secondo album pienamente superata, dunque, e in un modo che mette già un pizzico di curiosità su come i Ponte Del Diavolo vorranno proseguire il loro percorso artistico. Nel frattempo vale la pena godersi questa bellissima nuova uscita, lasciandoci inebriare dal suo profumo di zolfo, fiori e fumo.

TRACKLIST

  1. Every Tongue Has Its Thorns
  2. Lunga vita alla necrosi
  3. Spirit, Blood, Poison, Ferment!
  4. Il veleno della Natura
  5. Delta-9 (161)
  6. Silence Walk With Me
  7. In the Flat Field
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