7.0
- Band: POPPY
- Durata: 00:38:31
- Disponibile dal: 23/01/2026
- Etichetta:
- Sumerian Records
Spotify:
Apple Music non ancora disponibile
A poco più di un anno di distanza da “Negative Spaces” ecco tornare Poppy, assidua frequentratrice delle piattaforme di streaming tra album normali ed EP (rispettivamente sette e sei in una decina d’anni) senza contare singoli standalone, come ad esempio la collaborazione con Amy Lee (Evanescence) e Courtney La Plante (Spiritbox) dello scorso anno nel brano “End Of You”.
A stupire, data la natura camaleontica e la costante evoluzione stilistica di Moriah Rose Pereira, è piuttosto la continuità stilistica di “Empty Hands” con il suo predecessore, evidente sintomo della affinità elettive instaurate con il produttore/compositore Jordan Fish, sempre più calato nel ruolo di guru del pop/electro-core dopo la sua uscita dai Bring Me The Horizon, ma ormai a rischio d’inflazione come il bolivar venezuelano.
Come da tradizione c’è spazio per momenti di puro hyper-pop (“Constantly Nowhere” e “The Wait”, entrambe con qualche parentesi più heavy in stile Sleep Token), alternati a sprazzi di furia ritmica degni di un disco dei Wage War (“Dying To Forget”, la title-track), anche se le harsh vocals della cantante di origini latino-americane ormai non fanno più notizia come quelle di Miss Cile; peraltro, su questo specifico terreno di gioco ci sono nuove leve ben più interessanti, dagli Heriot ai Dying Wish.
Il genere principale di riferimento, coerentemente con la fluidità del personaggio, resta il baddiecore, ovvero quella combinazione di chitarre compresse, fill ritmici puntinisti e melodie sognanti che parte dai Deftones – omaggiati in “If We’re Following The Light”, che cita palesemente “Change (in The House Of Flies)” – per arrivare agli Spiritbox, gruppo di punta a cui rimandano le varie “Bruised Sky”, “Guardian” o “Ribs”.
C’è anche spazio per la vena più alternative, ispiratrice degli episodi migliori: se “Time Will Tell” ha un ritornello da regina del pop (core), “Eat The Hate” riprende ed attualizza in meno di due minuti l’afflato pop-rock di alcune figure iconiche degli anni Novanta (da Shirley Manson a Courtney Love), confermando la capacità di Mrs. Pereira di saper indossare abiti diversi a seconda delle occasioni.
Con un po’ di cinismo potremmo definire “Empty Hands” come un sequel di “Negative Spaces” in chiave minore, meno sorprendente e originale; al tempo stesso, la coppia Poppy/Fish si conferma affiatata, dando vita ad un album piacevole e perfettamente in linea con i gusti del pubblico odierno.
