PORTRAYAL OF GUILT – We Are Always Alone

Pubblicato il 02/02/2021 da
voto
8.0
  • Band: PORTRAYAL OF GUILT
  • Durata: 00:26:03
  • Disponibile dal: 29/01/2021
  • Etichetta:
  • Closed Casket Activities

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“We Are Always Alone” è l’oceano di notte visto dal finestrino di un aereo che trema di paura fra i tentacoli del vento. Il nuovo capitolo dei texani Portrayal Of Guilt è un mare agitato che brulica di violenza, una violenza spaventosa perché respira nell’oscurità, specchiandosi negli incubi più reconditi. I Nostri sembrano essere tornati sulla scena con una vena più cattiva rispetto al precedente full-length “Let Pain Be Your Guide”: hanno infatti affilato gli artigli per strappare maggior consensi da parte di un pubblico orientato verso suoni più estremi e malsani. L’aspetto sonoro del disco si carica di elettricità dinamica all’interno della quale prendono forma mostruose e solide creature che attraversano sinuosamente diverse dimensioni sonore caratterizzate da scariche black e ritmi death spesso accecati da un abbagliante e indomabile hardcore.
L’oceano di ferocia è alimentato incessantemente da una pioggia di tormenti affilati che accrescono il dolore intriso nei nove brani dell’album. Si nuota alla cieca, spaesati, perché è l’inaspettato a tessere le trame di ogni singola traccia, capace di sorprendere, di lasciarti senza fiato al cospetto di un’emozione.
In poco meno di mezz’ora emergono dagli abissi microcosmi di pura tensione cullata da rumori sinistri, mentre la follia si attorciglia allo stridore delle chitarre che viene divorato senza preavviso da sovrastanti e compatte composizioni ritmiche tanto rabbiose quanto perspicaci.
È l’emarginazione la profonda spaccatura che si apre in fondo all’oceano di una mente disorientata attorno alla quale la band di Austin scatena un terremoto completamente deformato dall’angoscia. La narrazione di questo cavernoso oblio è affidata alle urla abrasive di Matt King, che agitano i raccapriccianti fondali di un io allo sbando. I ritmi serrati ed i continui cambi di tempo circoscrivono il percorso di una psiche abbandonata a se stessa nei corridoi di un manicomio che, passo dopo passo, prenderà le sembianze di un obitorio. “A Tempting Pain” e la successiva “It’s Already over” sono i brani che meglio incorniciano questa violenta burrasca interiore, appesantita dai colori dell’inquietudine. I toni ombrosi di “Garden of Dispair” si coagulano su frangenti titanici di rabbia, mentre “My Immolation” è l’inattesa presenza luccicante che divampa dalle profondità bollenti di “We Are Always Alone”. Non troverete pace, non troverete nemmeno un’isola sulla quale riprendere fiato perché gli statunitensi non hanno alcuna intenzione di portare a galla il malessere viscerale che ognuno di noi, in fondo, nasconde nel labirinto dei propri sentimenti. Bisogna dunque prendere fiato ed immergersi in questo lavoro che sembra riuscire benissimo nell’intento di sprigionare adrenalina e spazzare via la polvere adagiata sulla molesta vita di tutti i giorni.
L’oceano di notte è come la luna in pieno giorno: è l’invisibile. Impercettibile come la solitudine dipinta sul volto spettrale di una bambina alla quale i Portrayal Of Guilt hanno dato una voce, o meglio, un micidiale urlo disperato.

TRACKLIST

  1. The Second Coming
  2. Anesthetized
  3. A Tempting Pain
  4. It's Already Over
  5. Masochistic Oath
  6. They Want Us All To Suffer
  7. Garden of Despair
  8. My Immolation
  9. We Are Always Alone
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