POSSESSED – Seven Churches

Pubblicato il 01/08/2019 da
voto
9.0
  • Band: POSSESSED
  • Durata: 00:39:24
  • Disponibile dal: 16/10/1985
  • Etichetta: Combat Records
  • Distributore:

Senza voler tediare nessuno di voi con una serie di dogmi filosofici, citando il buon Aristotele, ci limitiamo a sottolineare come ‘tutto ha un inizio’. Anche nella musica, anche nel metal. Sulle pagine di Rolling Stone, infatti, il critico musicale Mike Saunders, voce, tra l’altro, del gruppo punk americano degli Angry Samoans, coniò il termine ‘heavy metal’ affibbiandolo, tra il 1970 ed il 1971, prima agli Humble Pie quindi ai Sir Lord Baltimore, pur non essendo entrambi esponenti clamorosi di quelle sonorità che noi tutti conosciamo. Ma non solo. Qualche anno più tardi, direttamente da Newcastle, un certo Cronos, leader del gruppo dei Venom, realizzò un album semplice e diretto, dal titolo altrettanto mirato: “Black Metal”. Né più, né meno. Finito? Assolutamente no. Nel 1984, mentre le esplosioni thrash imperversavano nella leggendaria Bay Area di San Francisco, un’altra band della zona diede vita a un qualcosa di ancora più estremo, sia nei testi, sia soprattutto nella musica. Esasperando i ritmi già forsennati di Slayer e compagni, i Possessed spararono un primo demo iconico e brutale, “Death Metal”. La title-track, insieme a “Evil Warriors” e “Burning Hell”, vennero poi riprese nel primo lavoro ufficiale della band americana, rilasciato l’anno seguente: quel “Seven Churches” che diventò nel tempo la pietra miliare del genere, sviluppato poi a livelli ancor più sublimi ed incisivi da un certo Chuck Schuldiner. Ma tutto, come detto in precedenza, ha un inizio e, se qualcuno ha avuto il merito di aver messo il primo tassello del Metallo della Morte, questi furono proprio i Possessed. Un logo inciso nel fuoco, forgiato dalle fiamme dell’Inferno, bollato da una croce candida, rigorosamente a rovescio, maligno e malefico con quella coda biforcuta a chiudere la diabolica spirale rossonera.
Mike Sus on the drums, Mike Torrao e Larry LaLonde (nel suo periodo pre-Primus) alle chitarre, Jeff Becerra al basso e inconscio promotore di un nuovo modo di cantare, di esprimere in maniera perfetta e desolante la decadenza pestifera trasmessa dalla strumentazione. Una furente desolazione che prende avvio, dopo trenta secondi di magia sinistra, con l’esplosione di “The Exorcist”: il primordiale growl di Becerra s’interseca spigoloso tra i ritmi deliranti imposti da Sus, mentre il riff dantesco di LaLonde ci accompagna tra i cerchi infernali di un pezzo che, da subito, è divenuto una delle hit fondamentali del gruppo. Sì, è vero, nell’aprile di quello stesso anno Tom Araya e compagni inasprirono i toni del primo “Show No Mercy” con l’oscuro “Hell Awaits” ma i Possessed, sei mesi dopo, alzarono ancor di più l’asticella della follia. E’ ancora LaLonde ad intarsiare le trame mefistofeliche di “Pentagram” (per la cronaca, il famoso intro al contrario non è altro che la prima strofa del brano stesso), prima che l’esasperazione prenda il sopravvento. Un marchio di fabbrica che rimarrà impresso nelle future, seppur poche, produzioni della band di San Francisco, compreso l’ultimissimo (e fantastico) “Revelation Of Oblivion”. Una mescolanza di classe e pazzia sonora testimoniata da “Burning Hell”, altra scheggia fulminea e penetrante, prima che “Evil Warriors” chiami a sé quelle lame di thrash/speed che da sempre hanno contraddistinto l’approccio globale dei Possessed; un’accelerata senza confini e senza alcuna via d’uscita fino al ‘six, six, six’ strangolato da Becerra.
Quindici minuti terribili, estremi, che rasentano la psicosi nella spiazzante title-track, telecomandata dai continui intrecci ‘posseduti’ dalla coppia LaLonde-Torrao. Con “Satan’s Curse” si respira ancora del sano thrash, dalle forme più brutali: Sus pesta come un dannato mentre Becerra sembra ormai in preda ad una vera e propria trasformazione demoniaca. E se la vostra sete di violenza non è ancora stata sapientemente sopita, l’ipnotica “Holy Hell” saprà come appagare ogni desiderio. Il vagone per l’Inferno è ormai destinato a deragliare, ma prima di cadere definitivamente nell’oblio mancano ancora tre fermate. La prima si chiama “Twisted Minds”, a conti fatti, la più completa del lotto, che racchiude, oltre alle canoniche sfuriate thrash/death, anche stacchi più cadenzati, dal piglio maggiormente heavy. La seconda è un’altra chicca made in Possessed: quella campana minacciosa, un po’ come avvenuto in “The Exorcist”, introduce un vortice di riff semplicemente bestiale e inarrivabile prima che il tintinnio torni a scandire il tempo dell’Angelo Caduto. Dopo l’opener ed il brano che chiuderà l’album, “Fallen Angel” è certamente uno degli anthem assoluti dell’act statunitense. La terza, a conclusione di un full-length fondamentalmente diabolico, è appunto “Death Metal”: l’ultima stazione, il pezzo che, in qualche modo, ha tracciato il primo solco di un nuovo genere. La doppia cassa sparata a mille anticipa l’ennesimo sfogo di Becerra, ormai senza briglia alcuna; “Death Metal” viene innalzata al cielo quasi fosse una preghiera a Satana, mentre sullo sfondo LaLonde e compari lanciano l’ultimo assalto sonoro, arrivando così all’estremità estrema.
Grezzo, crudo, selvaggio, “Seven Churches” battezzò i Possessed, scaraventandoli verso un futuro che, per una serie di vicende, si rivelò meno roseo delle attese. Da capostipite di un genere, con all’attivo due album ed un EP, il gruppo si trasformò nel tempo in una cult band. Da parte sua Jeff Becerra, l’unico sopravvissuto della prima storica line-up, non abbandonò mai l’idea di ridare vita ai Possessed e così è stato: trentadue anni dopo l’ultima release, la coda biforcuta è tornata a pungere. Ma, visto che tutto ha un inizio, è giusto partire da “Seven Churches”. Da ascoltare con la dovuta calma…

TRACKLIST

  1. The Exorcist
  2. Pentagram
  3. Burning In Hell
  4. Evil Warriors
  5. Seven Churches
  6. Satan's Curse
  7. Holy Hell
  8. Twisted Minds
  9. Fallen Angel
  10. Death Metal
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