6.5
- Band: POWER PALADIN
- Durata: 00:51:25
- Disponibile dal: 07/01/2022
- Etichetta:
- Atomic Fire
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L’universo heavy metal è sempre propenso a presentarci interessanti novità con nuove e promettenti realtà sparse in giro per il mondo pronte a farsi notare e ad immettersi nel mercato. In questo caso, dalla fredda Islanda, arrivano i Power Paladin per spalancare le porte del 2022 al power metal melodico tipico delle terre nordiche. Nove canzoni dove il livello di innovazione è praticamente pari a zero, ma attraverso le quali è palpabile la passione e la carica esplosiva che questi giovani ragazzi hanno verso certe sonorità che ci riportano prepotentemente a band come Dragonforce, Sonata Arctica, primi Helloween, Majestica ed Axenstar.
Brani che viaggiano spesso spediti, come accade sui ritmi vorticosi di “Righteous Fury”, composizione che va a scuola proprio dalla band inglese capitanata da Herman Li, con chitarre tumultuose ed un cantato sparato altissimo che arriva fino ad un ritornello tutto da cantare. La tracklist viaggia attraverso brani costruiti su una struttura abbastanza classica e lineare, affidandosi a melodie vocali dal forte impatto e passaggi strumentali che si dilungano senza eccessi, con la band che cerca sempre di inserire nel proprio sound una velata vena epica che potrebbe portare alla mente anche le sonorità di Twilight Force e Rhapsody Of Fire. Influenze più classiche ed ottantiane circondano la partenza di “Kraven The Hunter”, song matura che cresce ascolto dopo ascolto, mentre risultano fin troppo scolastiche le esecuzioni di “Evermore” e “Way Of Kings”, brani che fungono da esempio di ciò che si intende per poca personalità e che mostrano il lato più insipido e dozzinale del sound dei Power Paladin. Meglio funziona la successiva “Dark Crystal”, con chitarre che si intrecciano durante una partenza evocativa per poi aprire le danze con un riff massiccio che prende lo slancio per partire su ritmi esplosivi tutti in doppia cassa. La vera hit del disco arriva probabilmente con “Into The Forbidden Forest”, pezzo dinamico ed epico che riesce a trasmettere una forte esaltazione grazie a sinfonie orchestrali e possenti ripartenze, ma la marcata somiglianza, durante il ritornello, con “Twilight Of The Gods” – immortale song degli Helloween contenuta su “Keeper Of The Seventh Keys part I” – rischia di rovinare tutto. Una somiglianza molto vicina al plagio che ogni amante di queste sonorità non faticherà a riconoscere.
Giunti alla fine, pare proprio che tutto sia al posto giusto all’interno di questo disco di debutto – dalla produzione all’esecuzione tecnica – ma è altresì forte la sensazione che in molti dei passaggi strumentali e delle soluzioni vocali incontrate ci si sia già imbattuti, sotto altra forma, in passato. Non a caso, già dal primo ascolto, tutto risulta familiare e facilmente memorizzabile.
Energia, dedizione e passione non mancano ai Power Paladin; una base solida da mantenere e da consolidare con l’aggiunta di una forte iniezione di personalità per poter veramente esplodere nel prossimo futuro.
