POWERMAD – Infinite

Pubblicato il 03/01/2016 da
voto
6.5
  • Band: POWERMAD
  • Durata: 00:42:20
  • Disponibile dal: 09/10/2015
  • Etichetta: Pentacat Records
  • Distributore:

Un anno e qualche mese fa – si era in settembre – parlandovi del capolavoro “Absolute Power” vi avevamo confessato i nostri (molti) dubbi su una possibile prosecuzione dell’esperienza Powermad, dopo che la band era scomparsa dalle scene a fine 2012, successivamente a un rientro live che aveva scatenato un certo entusiasmo nell’underground. Inopinatamente, quest’estate il profilo Facebook della formazione di Minneapolis è ritornato attivo per annunciare la release, a stretto giro, di un nuovo album, il secondo di una storia travagliata e dalle soddisfazioni assai effimere. “Infinite”, interamente autoprodotto (la Pentacat è la label personale del gruppo), è stato rilasciato a ottobre ed è passato abbastanza sottotraccia, un po’ perché in pochi si ricordavano dei Powermad, un po’ perché il gruppo non si è attivato granché per promuoverlo. Chi scrive vi si è avvicinato con una certa trepidazione, frutto dell’amore incondizionato per il full-length d’esordio e dell’ottimo stato di forma denotato nell’unica apparizione in concerto cui avevamo avuto il piacere di assistere nel 2012. Ora, se il metro di paragone per  valutare “Infinite” deve essere “Absolute Power”, lasciate perdere. Non ascoltate nulla. Non c’è nessun particolare, neanche il più infinitesimale, che possa ricordare quel breve periodo aureo concretizzatosi a fine Anni ’80: l’identità di quella band è stata cancellata, il riuscito bilanciamento di power, progressive e thrash metal di canzoni come “B.N.R.” e “Final Frontier” non c’è più ed è impossibile rintracciare nel platter appena sfornato un minimo aggancio con le formule di ventisei anni fa. A quanto pare, Joel Dubay e compagni, oggi fisicamente irriconoscibili, hanno preferito gonfiare i muscoli, riempire le note di testosterone e rabbia cieca, adattare la ‘confezione’ ai tempi moderni, andando nella direzione di ispessire, comprimere, distorcere le sei corde, alterando irreparabilmente il Powermad-sound: il risultato finale, scioccante soprattutto nei primi ascolti, è quello ipotizzabile da un incrocio di primi Machine Head, Pantera, ultimi Forbidden e Flotsam & Jetsam, Nevermore e i Judas Priest di “Jugulator”. Via tutti i piccoli orpelli progressive, il tambureggiare agile della batteria, le ariosità del metal classico, i vocalizzi squillanti e l’alone fantascientifico che concorrevano al successo di “Absolute Power”. Il mondo in cui vivono attualmente i Powermad è reduce da una catastrofe, la speranza è avvizzita e l’unica legge valida è quella del più forte. Allora si randella, ostinati e iracondi, fasciati in un’armatura di chitarroni ignoranti e ritmiche distruttive come un’armata di carrarmati, il cantato affilato allo scopo di offendere e strappare un urlo di dolore, pur mantenendosi fortunatamente su un pulito lacerante, non lontano dal Tim Owens più cattivo. Una volta lasciata stemperare la delusione di non poter più ascoltare i Powermad che ci ricordavamo, bisogna anche soffermarsi sul valore quelli attuali: operazione non facile, cambi stilistici tanto bruschi portano sovente a sottostimare la validità del presente, in ragione dell’elevata opinione sul precedente operato. Diciamo allora che, se l’impatto e l’energia di queste dieci nuove tracce affermano che il quartetto (con ben tre membri originari ancora attivi) ha ancora il sacro fuoco nelle vene e un entusiasmo reale per la musica metal, il valore delle composizioni stenta a decollare. Un po’ tutte rimangono aggrappate a uno sviluppo tanto tellurico quanto ignorante e convenzionale, legato molto a un’istintività di maniera e poco a una coordinazione intelligente dei diversi strumenti, nel senso di creare canzoni realmente accattivanti. “Infinite” dà l’idea di essere stato scritto di pancia, assestando sganassoni, calci in faccia, scudisciate in moti d’ira che non prevedono grandi caratterizzazioni dei singoli brani: gettate alle ortiche le armonizzazioni, anche melodie ed assoli sono stati ridotti al lumicino e la sezione ritmica, ottima se la giudichiamo solo dall’impatto e dalla forza di trascinamento delle parti più veloci, non regala guizzi d’ingegno ma soltanto ordinaria amministrazione. Un po’ tutte le canzoni partono e arrivano senza donare attimi di vero pathos, i refrain stessi sono alquanto prevedibili e quasi nulla spicca nel marasma generale. Sopra la media abbiamo giusto “Souls Descending”, nota già da quattro anni e meglio lavorata nei dettagli rispetto alle altre tracce, “Irrelevant” e “I Am Infinite”, coppia di episodi architettati con un minimo di cognizione e nelle dinamiche e negli agganci melodici. Il resto placa la sete di violenza del metallaro medio in cerca di semplice disimpegno ma non può lasciare chissà quale segno nell’universo hard’n’heavy odierno. Guardando al bicchiere mezzo pieno, diciamo che ora che si sono rimessi in pista i Powermad potranno solo migliorare e magari regalarci nuove performance concertistiche da brivido. In ogni caso, bentornati!

TRACKLIST

  1. Army of One
  2. By a Thread
  3. Forest
  4. My Day of Demons
  5. Souls Descending
  6. I Am Infinite
  7. Hypocrite
  8. An Imperfect Day to Die
  9. The Earth Is Turning Without You
  10. Irrelevant
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