6.5
- Band: PREDATORY VOID
- Durata: 00:13:26
- Disponibile dal: 06/02/2026
- Etichetta:
- Pelagic Records
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Con “Atoned In Metamorphosis” i Predatory Void compiono un passo laterale che ha l’aria di essere anche un passo preparatorio. Fin dal titolo, questo nuovo EP sembra voler dichiarare una fase di transizione, quasi un periodo liminare in cui la band guidata da Lennart Bossu riconsidera i propri parametri espressivi dopo l’esordio, “Seven Keys to the Discomfort of Being”, che sulle prime aveva impressionato per la sua carica abrasiva, sospesa tra la severità atmosferica delle esperienze più note del chitarrista (Amenra e Oathbreaker su tutte) e un’intelaiatura che flirtava apertamente con suggestioni black/death metal. Qui lo scenario muta: non in modo drastico, ma abbastanza da delineare nuovi orizzonti.
Il baricentro del lavoro si sposta infatti sulla voce di Lina R, messa in primo piano non solo come strumento atmosferico ma come guida delle strutture stesse. È la sua presenza a indirizzare “Atoned…” verso una forma più definita, più votata alla canzone e, in alcuni frangenti, più vicina a certi linguaggi post-hardcore/metal, evocando gli Oathbreaker, ma con una tensione più instabile, meno incanalata nella monumentalità tipica della “famiglia” Church Of Ra. Il cantato pulito emerge come elemento ricorrente e, in vari passaggi, si trasforma in un mantra ipnotico che imprime ai brani un carattere quasi rituale, senza però scivolare nel meditativo puro: è un mezzo per rendere la materia sonora più permeabile, non per addolcirla.
Dal punto di vista strettamente musicale, l’EP rinuncia alla struttura tentacolare del debutto e opta per brani più brevi, compatti, centrati su un’immediatezza ruvida ma controllata. I contrasti restano – incastri fra quiete apparente e scarti più feroci, momenti sospesi e improvvise picchiate – ma non vengono più dilatati in crescendo muscolari o in lunghe dissolvenze. Le occasionali accelerazioni e le parti in screaming non conferiscono un vero carattere estremo: sembrano piuttosto dei contorni, utilizzati con misura e integrati in una tavolozza che predilige tensione interna più che aggressione frontale.
Nel suo complesso, “Atoned In Metamorphosis” non offre risposte definitive sulla futura direzione dei Predatory Void: è un EP che testa, suggerisce, abbozza, come se la band belga stesse limando la distanza tra ciò che è stata e ciò che potrebbe diventare, senza la pretesa di definire ora un nuovo corso. Proprio per questo incuriosisce: non come manifesto, ma come cartografia provvisoria di un’evoluzione ancora in atto. E se un indizio più chiaro serve, allora “New Moon” – con il suo equilibrio instabile fra melodia, tensione e fragilità – è sicuramente il brano da ascoltare per capire dove potrebbe condurre la prossima metamorfosi.
