7.5
- Band: PRIMAL FEAR
- Durata: 00:59:57
- Disponibile dal: 05/09/2025
- Etichetta:
- Reigning Phoenix Music
Quando si parla di ribaltone, il rischio di un possibile fallimento è sempre dietro l’angolo. Dubbi, perplessità, incertezze si fanno largo nella mente di chi ha messo in atto lo scossone: sarà la scelta giusta? Sono stato troppo drastico? Ai posteri, come si suole concludere la riflessione, l’ardua sentenza.
Non sappiamo se e cosa si siano chiesti Ralf Scheepers e Mat Sinner: sta di fatto che, nel giro una settimana, proprio un anno fa, hanno preso di petto i Primal Fear, rivoltandoli come un calzino. Fuori i chitarristi Alex Beyrodt e Tom Naumann, il batterista Michael Ehré e il bassista turnista Alex Jansen; al loro posto, Thalìa Bellazecca, alle sei corde insieme a Magnus Karlsson, e André Hilgers dietro alle pelli. Nuovo assetto, nuova energia, nuovo entusiasmo, come quello riversato sulla folla lo scorso luglio in quel di Cremona durante l’ultima edizione del Luppolo In Rock.
Ardore ed esaltazione confermati anche nel nuovo album, il quindicesimo in carriera, il qui presente “Domination”. Poco meno di un’ora in cui il rinnovamento di formazione fa rima con una maggior propensione alla melodia, la quale, unita alla proverbiale robustezza della band tedesca, ha creato un pacchetto sonoro davvero efficace. Se infatti il precedente “Code Red”, pubblicato subito dopo l’intricato momento personale vissuto, e fortunatamente superato, dallo stesso Sinner, aveva certificato la tipica potenza d’impatto dell’aquila teutonica, con “Domination” troviamo sicuramente un passo in avanti dal punto di vista del coinvolgimento generale. A partire dall’opener “The Hunter”, i brani portano con sé un tasso di più ampia orecchiabilità, senza comunque abbandonarne il vigore, assicurato dalla mole di riff elargita da Karlsson. Ne sono un perfetto esempio l’autocelebrativa “I Am The Primal Fear” e la ‘priestiana’ “Destroyer”, pur con un finale un tantino ripetitivo.
La formula imbastita per il nuovo album, prodotto in maniera egregia, si concentra dunque soprattutto sul mescolare strofe ruggenti e possenti con refrain ariosi e spumeggianti, intercalandoli a ficcanti intermezzi strumentali (si ascoltino a tal proposito “Far Away” e “Heroes And Gods”).
Cosa aggiungere in merito alla fresca struttura di line-up? Molto buono il lavoro di coppia tra il ‘vecchio’ Karlsson e la giovane Bellazecca, protagonista in gran parte degli assoli presenti nei vari pezzi. In “Domination” scopriamo così brani marcatamente rocciosi – come “The Dead Don’t Die”, dal riff molto ‘saxoniano’ – assieme a episodi più leggiadri e sinfonici (“Tears Of Fire”); quindi abbiamo la classica ballad, questa volta intitolata “Eden”, la strumentale (la prima in carriera) “Hallucinations” e l’arcigna “March Boy March”. Qualcosina poteva forse rimanere nel cassetto (“Scream” e “Crossfire”, entrambe deboli e poco incisive), ma la mole di quantità e qualità garantita dai ‘nuovi’ Primal Fear ha sicuramente superato i dubbi della vigilia.
Guidata ancora una volta dal Rob Halford germanico, alias Ralf Scheepers, autore ancora una volta di una prova sopraffina, la band di Esslingen ha dimostrato di saper rinnovare la proposta senza perdere il marchio di fabbrica speed-heavy originale.
