PRIMITIVE MAN – Observance

Pubblicato il 28/10/2025 da
voto
7.5
  • Band: PRIMITIVE MAN
  • Durata: 01:08:20
  • Disponibile dal: 31/10/2025
  • Etichetta:
  • Relapse Records

“Observance” non è semplicemente un nuovo capitolo nella cronaca dell’annientamento firmata Primitive Man: è il rumore di un abisso sludge che, ogni tanto, sembra fermarsi per osservare sé stesso. Il trio di Denver, da sempre votato a un’estetica della negazione totale, qui rallenta la frana, lasciando filtrare nel caos – almeno a tratti – una strana lucidità. Non c’è redenzione, ma una forma di consapevolezza: l’orrore non è più soltanto travolgente, è anche contemplativo, come se la band avesse trovato il modo di trasformare la distruzione in un atto quasi rituale.

Dove gli ultimi dischi del gruppo iniziavano a fossilizzarsi su un minimalismo granitico e ripetitivo – una sorta di mantra della distruzione che rischiava talvolta di diventare un tantino autoreferenziale – il nuovo lavoro introduce un grado di profondità atmosferica in più. Le chitarre, ancora saturate fino all’indistinto, si aprono con un pizzico di maggiore frequenza a sprazzi di melodia dilatata, che non alleggeriscono ma amplificano la sensazione di disperazione totale. Invece di limitarsi al soffocamento e alla claustrofobia, i Primitive Man costruiscono qui spazi più ampi, quasi meditativi nella loro tragicità.

È un’evoluzione sottile ma piuttosto significativa: chiaramente, non si tratta di ‘ammorbidire’ il linguaggio, bensì di estenderlo. Le ripetizioni ipnotiche e le strutture lente e spigolose restano il fulcro della proposta, ma il gruppo sembra ora interessato anche al modo in cui il suono si propaga, come se la devastazione avesse trovato un’eco, una risonanza più emotiva che fisica. Alcuni passaggi, complici appunto melodie più calibrate, sfiorano una dimensione più spiccatamente catartica, lasciando intravedere un senso di redenzione il quale viene comunque immediatamente negato dalle successive voragini di rumore e feedback.

In questa dialettica tra annichilimento e suggestione si gioca la forza di “Observance”: un disco che non tradisce il senso di perpetua afflizione tipico dei Primitive Man, ma lo incanala in un percorso leggermente più dinamico, meno monocorde. Detto questo, anche quando si affaccia un barlume di melodia, l’impatto resta pur sempre devastante; la sezione ritmica continua a scandire un tempo geologico, e la voce di Ethan McCarthy rimane un ruggito disumano, un urlo intrappolato nel vuoto.

Chi stava iniziando a liquidare il trio statunitense come un esercizio di esasperazione alla lunga un po’ fine a sé stesso, magari troverà qui una risposta convincente. Non perché “Observance” cerchi compromessi o aperture consolatorie – tutt’altro – ma perché qua e là mostra una consapevolezza nuova nel dosare intensità e atmosfera. È ancora un’esperienza estrema, eppure più stratificata: un viaggio nel nulla che, per una volta, sembra avere forma e direzione. In un panorama dove molti gruppi finiscono per perdersi nel replicare formule note, i Primitive Man riescono ancora a far sentire la loro voce come un monolite che respira, e che, lentamente, continua a deformarsi sotto il peso del proprio stesso silenzio.

TRACKLIST

  1. Seer
  2. Devotion
  3. Transactional
  4. Iron Sights
  5. Natural Law
  6. Social Contract
  7. Water
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