7.0
- Band: PSYCROPTIC
- Durata: 00:38:38
- Disponibile dal: 17/07/2026
- Etichetta:
- Metal Blade Records
Se è vero che la perseveranza paga, gli Psycroptic potrebbero assurgere ad elemento esemplare di tale principio: dopo i lontani esordi rilasciati indipendentemente, il successivo passaggio ad un colosso discografico come Nuclear Blast ed il ritorno ad un’etichetta minore come Prosthetic, gli australiani rilasciano oggi il loro primo lavoro sotto Metal Blade Records e segnando, a ventisette anni dalla loro formazione, il ritorno della band nel giro “che conta”.
Li avevamo lasciati, ormai quattro anni fa, ad un periodo particolarmente sperimentale ed attento allo sviluppo di passaggi atmosferici contenuti in “Divine Council”, mentre sembra cambiare nuovamente l’impostazione di fondo con cui è stato concepito e sviluppato il nuovo “The Pulse Of Annihilation”: forse anche in vista della rinnovata ed ampliata visibilità dovuta alla nuova label, il chitarrista e compositore Joe Haley abbandona in parte le complessità del passato e favorisce uno stile di scrittura più asciutto, pragmatico, pesantemente incentrato sul groove e su di una semplicità strutturale piuttosto inusuale per gli Psycroptic.
Il minutaggio più contenuto di molti dei brani del disco, infatti, vanno di pari passo con schemi ed arrangiamenti sintetizzati di molto rispetto al passato, concentrando molti dei funambolici riff del mastermind in una forma canzone sempre ben riconoscibile e sottolineata. Piuttosto inaspettatamente, quindi, brani come “Gathering a Venomous Herd”, “No Time For The Weak” e “No Blade Of Grass” si avvicinano tantissimo all’operato di una band groove metal per eccellenza come i Lamb Of God, la quale, ad oggi, sembra rappresentare il paragone più calzante a cui accostare la proposta contenuta in “The Pulse Of Annihilation”.
Persino lo stile batteristico di David Haley, incentrato su tempi abbastanza lineari eseguiti con le mani uniti a solfeggi di cassa più intricati, sembra riprendere da vicino l’idea ritmica sviluppata da Chris Adler molti anni fa, relegando a pochi passaggi circoscritti il suo celebre blast-beat e partiture più fitte direttamente avvicinabili al death metal.
Anche lo spirito più atmosferico che predominava la precedente uscita discografica sembra confinato oggi a qualche veloce passaggio in “Ashes Of A New Dawn” e “Forging The Crown”, trovando modo di svilupparsi concretamente solo nella centrale “Our Pillars Fall”, non a caso uno dei momenti migliori di tutto il disco.
È bene precisare che la classe posseduta dagli Psycroptic, nonché la loro bravura esecutiva e compositiva, non viene certo messa in dubbio: i riff pazzeschi di Haley sono sempre presenti in gran quantità, la scelta di suddividere le parti vocali tra due cantanti (il longevo Peppiat al growl e Kayser degli Origin allo screaming) dona dinamica e varietà, ed il disco scorre via veloce senza intoppi o ingolfamenti. È impossibile tuttavia non notare una diminuita dose di personalità ed una semplificazione generale che farà forse guadagnare qualche fan in più ai quattro della Tasmania, ma lascerà certamente un po’ di amaro in bocca a chi apprezzava di questa band lo spirito indomito della discografia più remota o quello ricco di pathos di quella più recente.
