7.5
- Band: PUSCIFER
- Durata: 00:56:00
- Disponibile dal: 06/02/2026
- Etichetta:
- Rise Records
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I Puscifer sono stati spesso considerati come la pretesa di Maynard James Keenan di ritagliarsi uno spazio creativo personale che andasse oltre i Tool, considerando il fatto che gli A Perfect Circle sono nati inizialmente dalla volontà di Billy Howerdel.
Alla luce di questa considerazione, un debutto come “V Is for Vagina” risultava interessante più per la capacità del cantante di impiegare la voce e lo studio di registrazione che per le canzoni, tutto sommato perfettibili. La creatura di Keenan si è evoluta in modo costante con i successivi “Conditions of My Parole” e soprattutto “Money Shot” (dove la presenza della co-vocalist Carina Round si fa più consistente), dotato di una versatilità compositiva alla Faith No More, per poi raffreddare entusiasmi e aspettative con “Existential Reckoning”, impregnato di quel synth-pop raffinato ma poco consistente, che aveva già funestato due anni prima “Eat the Elephant” degli A Perfect Circle.
Anche nel nuovo “Normal Isn’t” gli anni ’80 rimangono un convitato di pietra e un riferimento scomodo per tutta la durata dell’album (d’altronde il frontman dei Tool deve parecchio a David Sylvian per il suo stile vocale), ma la scaletta gode di una maggiore attenzione al songwriting e agli arrangiamenti, sin dall’iniziale ed ansiogena “Thrust”, che ricorda il trattamento che gli A Perfect Circle riservarono a molte cover in “Emotive”.
In questo contesto, se la title-track (nobilitata dall’intervento al basso di Tony Levin) prova a rievocare i Tool più accessibili di “10,000 Days” e l’incedere electro di “Bad Wolf” omaggia i Depeche Mode di “Playing the Angel” e “Sounds of the Universe “(citati anche nei synth acidi di “The Quiet Parts”), il primo singolo “Self-Evident” si permette addirittura un tiro sfacciatamente accattivante su chitarre post-punk, con Carina Round nei panni di un’icona pop dei primi anni 2000.
Difficile trovare elementi propriamente metal in “Normal Isn’t”, certo, anche se dobbiamo ammettere che non si era mai sentito un assalto noise nei dischi dei Puscifer come quello che taglia a metà “Public Stoning”, mentre in “Mantastic” Keenan estrae dal suo cilindro steampunk un timbro roco e aggressivo a cui non eravamo più abituati dai tempi di “Undertow”.
Al netto di tante piacevoli sorprese, dobbiamo segnalare come nella seconda metà della scaletta l’album si attesti su un onesto e apprezzabile mestiere, con il techno-dance di “Seven One” (Ian Ross, padre di Atticus, si presta come voce narrante), che si avvicina più ai Rockets che ai Chemical Brothers, mentre i due singoli “Pendulum” e “Impetuous” sembrano usciti dalle stesse session di “Existential Reckoning” e fanno sorgere il dubbio sull’opportunità di scegliere proprio questi brani per presentare un disco la cui direzione è tutt’altra. Fortunatamente “The Algorithm” (nato e pubblicato per la colonna sonora dell’albo a fumetti “American Psycho” e qui riproposto in versione live) chiude invece con un liberatorio assalto rock che non avrebbe stonato in “Mer de Noms”.
Messo da parte l’inciampo del precedente album, il percorso dei Puscifer riprende dunque da “Normal Isn’t”, un album solido e oscuro, non più divertissement di Maynard Keenan, ma frutto del lavoro coeso di una band capace di mettere in campo idee e, quando necessario, di scartarle. Chiamatela, nel caso, maturità.
