7.5
- Band: PVRGATORII
- Durata: 00:14:05
- Disponibile dal: 29/05/2026
- Etichetta:
- Night Terrors Records
I Pvrgatorii non escono allo scoperto oggi, forti in realtà di due full precedenti che hanno già stabilito piuttosto perentoriamente lo stile della loro musica.
Stiamo parlando infatti di una commistione incendiaria di black e death metal, uniti secondo uno stile ed un approccio tumultuoso capace di pescare a piene mani dalla tradizione punk e crust più violenta, e rendere le loro canzoni delle piccole bombe a mano pronte ad esploderci in pieno volto.
Più che di metal/punk, si tratta di un’attitudine latente che ispira le gesta del duo spagnolo, un po’ come fatto dai Midnight in ambito speed/thrash ad esempio, e che rende particolarmente movimentato lo sviluppo dei quattro brani contenuti nel nuovo “Profane Rites For Cursed Times”.
Addentrandoci nell’ascolto dell’EP, ci si scontra subito con il riffing stridente di “Key To Thee Temple”, le voci gorgoglianti di Darth Dvnkel ed il blast-beat sguaiato di L’Ombra, pronto ad evolversi rapidamente in un midtempo fangoso e sinistro nella successiva “Dystopian Flesh Arise” e nelle sue fiere inflessioni death-oriented.
Nonostante i nomi di riferimento che vengono in mente siano molteplici, risulta difficile avvicinare eccessivamente la musica dei Pvrgatorii a ciascuno di essi, indicando una certa dose di personalità posseduto dai due musicisti di Barcellona.
“Hermetik Axis” è certamente il momento più vicino alle inflessioni crust di questo lavoro, basato su scambi repentini tra blast e d-beat dalla presa certa e dall’impatto devastante, separati dalle istanze marziali del finale da un bel riff centrale maestoso e potente.
Conclude l’assalto “A Broken Seal For Final Capitalism Collapse”, manifesto di odio verso l’odierno sistema sociale e politico sorretto dal rinnovato impeto black metal delle chitarre e dalle vomitevoli linee vocali che infestano come un virus questo e gli altri episodi contenuti in “Profane Rites For Cursed Times”.
La voluta mancanza di precisione degli strumenti, la rabbia dei testi e la resa imperfetta ed approssimativa della produzione sono tutti strumenti di rivalsa e di appartenenza fiera al mondo dell’underground, inteso in questo caso come un guscio inscalfibile di protezione dalle logiche e dalle dinamiche corrotte del mainstream, sia musicale che sociale: i Pvrgatorii preferiscono sguazzare nelle fogne, ai margini del mondo civilizzato, dove la loro musica guadagna cattiveria e si impregna di quella tossicità malata che rende questo EP così vibrante ed intenso.
Quattordici minuti di musica e quattro tracce suonano naturalmente come un passaggio transitorio che impedisce di gridare al miracolo, ma guardando al presente ed al passato del gruppo, siamo sicuri che un nuovo album dalla durata più sostenuta potrebbe imporre il nome degli spagnoli nel nutrito panorama della musica sotterranea alternativa, stanca delle loffie marchette del mainstream ed ancora portatrice di un messaggio di rivolta e presa di coscienza tra le pieghe inquiete della loro proposta artistica.
