7.0
- Band: PYREXIA
- Durata: 00:29:47
- Disponibile dal: 29/10/2013
- Etichetta:
- Unique Leader
I Pyrexia sono ancora vivi. Lo hanno dimostrato con le date live tenute in Europa la scorsa primavera, ma la conferma vera e propria arriva con questo nuovo album. “Feast Of Iniquity” segna un parziale ritorno alle sonorità degli esordi, quelle in dote al mini-classico “Sermon Of Mockery”, disco da molti considerato una gustosa appendice del repertorio dei primi Suffocation. Dopo una carriera vissuta per lo più nell’underground e avara di grandi soddisfazioni, i Nostri sembrano aver recentemente riacquistato fame e fiducia, e buona parte del materiale contenuto in questa nuova opera è qui a darne prova. Vi è poco di quelle influenze groove metal tipiche dei cosiddetti anni bui: reclutati due ottimi batteristi per le registrazioni dei nuovi pezzi – Doug Bohn e Dave Culross, entrambi legati ai suddetti Suffocation – i Pyrexia spingono sull’acceleratore come di rado avevano fatto negli ultimi tempi, rispolverando le loro vere radici New York death metal e puntando su una formula un po’ più estrema e frenetica rispetto a quella che aveva fatto da base a “System Of The Animal” e, in parte, ad “Age Of The Wicked”. Certo, brani come “Thy Minion” o “Panzer Tank Lobotomy” possiedono cadenze che alcuni puristi death metal potrebbero trovare un po’ indigeste, ma nella tracklist questi pezzi fanno il loro dovere, concedendo respiro e un po’ di spunti su cui fare dell’headbanging facile. Pensate ai Six Feet Under con la vitalità e il tiro degli esordi e non sarete troppo fuori strada. Impossibile, poi, rimanere impassibili davanti al breakdown finale di “Infliction”: le vecchie death metal band dell’area di New York, Suffocation in primis, non hanno mai nascosto il loro amore per la scena hardcore locale e soluzioni di questo tipo ancora oggi ne sono giusta e gradita testimonianza. Insomma, anche se non tutti i suoi contenuti appaiono eccelsi, “Feast Of Iniquity” è quel che definiremmo un come-back curato e piacevole. La breve durata complessiva del lavoro, la presenza di un paio di vere hit o la genuinità che traspira da ogni solco… ognuno probabilmente troverà un suo motivo di interesse; resta il fatto che questa volta, dopo tanto tempo, c’è da essere contenti di avere fra le mani un nuovo album targato Pyrexia. Avanti così.
