PYRRHON – Abscess Time

Pubblicato il 23/06/2020 da
voto
7.5
  • Band: PYRRHON
  • Durata: 00:56:56
  • Disponibile dal: 26/06/2020
  • Etichetta:
  • Willowtip Records

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Non lasciatevi trarre in inganno dai colori sgargianti della copertina: i Pyrrhon non hanno deciso di ammorbidirsi o di risultare più concilianti, né tanto meno di contenere la vena sperimentale e rumorosa che da lidi prettamente techno-death li ha portati, anno dopo anno, disco dopo disco, verso una dimensione stilistica priva di qualsivoglia regola armonica. Una bolla di acido, deliri metropolitani e visioni sinistre in cui il quartetto di New York sguazza ormai con disinvoltura assoluta, senza forzature, quasi si trattasse dell’unico habitat in cui riuscire a tradurre i propri pensieri in gesti concreti.
Ai Nostri non interessa che la loro musica venga recepita come ‘cool’, non fanno nulla per accrescere l’hype nei loro confronti e, a differenza di una realtà pompatissima come gli Imperial Triumphant, non antepongono le evoluzioni strumentali alla narrazione deviata che è insita nei loro brani, configurandosi a tutti gli effetti come una delle realtà più ostiche, menefreghiste e genuine dell’intero circuito nordamericano. E se il precedente “What Passes For Survival” (2017) li aveva visti insistere su trame frenetiche e schizofreniche, figlie del grind evoluto di Cephalic Carnage e Discordance Axis, questo “Abscess Time” si muove esattamente nella direzione opposta; un monolite di malessere della durata improponibile di un’ora in cui gli elementi sludge, noise rock e ‘post’ assumono il controllo di buona parte della tracklist, defluendo in composizioni ultra-dilatate e gravose che narcotizzano le sinapsi e liquefano il cervello. Il punto di contatto – da quel che ci risulta inesistente prima di questo momento – fra Unsane e Gorguts, Ulcerate e Melvins, The Body e Deathspell Omega, prodotto egregiamente dal solito Colin Marston e deformato da una scrittura ‘free’ che ne rende lo sviluppo tanto impegnativo quanto magnetico. D’altronde, basterebbe la tripletta “The Lean Years”/“Another Day in Paradise”/“The Cost of Living” (rispettivamente sette, sei e otto minuti) per scaraventarci seduta stante in un incubo di cemento, emanazioni tossiche e lamiere arrugginite, e la suddetta immagine mentale – manna dal cielo per i cultori del roster Gilead Media o della vecchia Amphetamine Reptile – è anche lo specchio di una sensibilità atmosferica, di una fascinazione nei confronti del caos, qui all’apice della ricercatezza e della duttilità.
Album che in molti giudicheranno inavvicinabile, ma che nella sua follia consolida una volta per tutte i Pyrrhon tra i nomi di punta dell’avanguardia estrema dell’ultimo decennio. Di sicuro non adatto ai deboli di cuore.

TRACKLIST

  1. Abscess Time
  2. Down at Liberty Ashes
  3. Teuchnikskreis
  4. The Lean Years
  5. Another Day in Paradise
  6. The Cost of Living
  7. Overwinding
  8. Human Capital
  9. Cornered Animal
  10. Solastagia
  11. The State of Nature
  12. Rat King Lifecycle
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