PYRRHON – The Mother Of Virtues

Pubblicato il 06/05/2014 da
voto
7.5
  • Band: PYRRHON
  • Durata: 00:54:40
  • Disponibile dal: 01/04/2014
  • Etichetta:
  • Relapse Records
  • Distributore: Audioglobe

Come descrivere razionalmente la follia, l’insensatezza più totale? Come riassumere in poche righe il contenuto di un disco che, per sua stessa natura, rifugge da qualsiasi facile catalogazione? Già… come? Semplicemente, non si può. Stampatevi bene in testa queste parole prima di procedere nella lettura e nell’ascolto di “The Mother Of Virtues”, seconda titanica opera dei post-death metaller Pyrrhon dopo il debut album “An Excellent Servant But A Terrible Master”, la prima pubblicata sotto l’egida affidabile e confortante della Relapse. Un full-length, come dicevamo, al di fuori di ogni schema precostruito, sintesi perfetta di una scena – quella newyorkese – che negli ultimi anni ha saputo regalarci alcune delle formazioni più folli e contorte in circolazione: Artificial Brain, Castevet, Krallice, Vaura… e la lista potrebbe tranquillamente continuare. Un vivaio spaventoso in cui i Pyrrhon si inseriscono a mo’ di leader spirituali, assorbendo il meglio delle succitate realtà per poi mescolarlo, in un procedimento alchemico ultraterreno, al loro death metal tecnico e nero come la pece. A questo calderone di sonorità avanguardistiche e cerebrali, poi, il quartetto aggiunge le influenze più disparate, dal grindcore evoluto di scuola Discordance Axis/Today Is The Day al post-metal di Isis e Neurosis, passando per parentesi industrialoidi e jazzate che ammantano la tracklist di puro terrore metropolitano, per un risultato finale tanto eclettico quanto sorprendentemente riuscito. I brani, nonostante il mostruoso quoziente tecnico, le strutture arzigogolate e le dissonanze spaccatimpani, sono tutto fuorché un semplice esercizio di stile e – cosa decisamente rara in certi ambienti – non mancano mai di regalare melodie sotterranee e qualche riff terra-terra su cui fare headbanging. Su tutti, spiccano “Implant Fever”, ipotetico punto di incontro fra Luc Lemay e Jon Chang, “The Parasite In Winter” e la colossale “Eternity In A Breath”, poco meno di dieci minuti a base di arpeggi suadenti, ritmiche tribali e riff post-sludge pesantissimi, indubbiamente uno degli episodi più riconoscibili dell’opera. Se a questo aggiungete delle prove strumentali eccellenti, delle linee vocali malatissime, un songwriting mai banale e dei suoni perfetti – per gentile concessione di Ryan Jones (Today Is The Day, Mutilation Rites) e del “guru” Colin Marston (Gorguts, Altar Of Plagues) – giungerete facilmente alla conclusione che, con un incredibile colpo di coda, i Pyrrhon hanno dato alla luce uno dei dischi “evoluti” più avvincenti di questo 2014. I fan dei gruppi citati, così come quelli di Ulcerate, Portal e Deathspell Omega, si facciano pure avanti.

TRACKLIST

  1. The Oracle Of Nassau
  2. White Flag
  3. Sleeper Agent
  4. Balkanized
  5. Eternity In A Breath
  6. Implant Fever
  7. Invisible Injury
  8. The Parasite In Winter
  9. The Mother Of Virtues
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