7.0
- Band: Q5
- Durata: 01:04:52
- Disponibile dal: 08/07/2016
- Etichetta:
- Frontiers
A trent’anni di distanza dalla pubblicazione del cinematografico “When The Mirror Cracks”, i Q5 interrompono la lunga impasse compositiva a cui ci avevano abituato realizzando finalmente il terzo capitolo di una carriera lunga ma estremamente frammentaria, che avrebbe meritato ben altra sorte di quella di cult band. “New World Order” si palesa ai nostri timpani come un’opera discretamente ispirata, lievemente prolissa in alcuni frangenti, altresì densa di azzeccati richiami in egual misura al metal classico d’annata e al pimpante rock’n’roll di scuola AC/DC. Con una formazione parzialmente rimaneggiata, nella quale figura il cantante Jonathan Scott K., il bassista Evan Sheeley ed il chitarrista Rick Pierce, affiancati per l’occasione dai nuovi entrati Dennis Turner e Jeffrey McCormack, il collettivo originario di Seattle inchiostra ben quattordici episodi valorizzati da una produzione compatta, vivace e moderna. In alcuni frangenti, l’ugola del frontman biondocrinito sembra non graffiare più come un tempo, ma questa pecca viene naturalmente bilanciata dal suo strabordante carisma interpretativo. Tra gli episodi migliori spicca sicuramente “We Came Here To Rock”, pulsante midtempo caratterizzato da un groove vincente che prelude ad un ritornello impossibile da dimenticare. “The Right Way” è invece una sculettante ‘sing-along’ presa in prestito dal carniere dei Krokus, mentre il riff tetragono della title track aggiorna con efficacia le atmosfere oscure dipinte dai Mötley Crüe di “Shout At The Devil”. Il galoppante incedere di “Unrequited (A Woman Of Darkness And Steel)”, al pari delle più spedite “One Night In Hellas” e “Fear Is The Killer”, rievocano con successo certe atmosfere care agli Iron Maiden, mentre gli umbratili chiaroscuri dipinti con grazia da “A Warrior’s Song”, giocano di sponda con i Saxon più epici. Una scaletta così lunga nasconde giocoforza qualche episodio meno convincente, specie nel caso dell’estesa “A Prisoner Of Mind”, temeraria e fallace incursione ai confini del doom metal. La furia sonora generata dalle urgenti “Tear Up The Night” e “Get Next To You” svelano ben poca sostanza oltre la coltre di fumo da cui sono avvolte ma, nel complesso, possiamo ritenerci più che soddisfatti dal lavoro svolto da una compagine finalmente decisa a reclamare ciò che le spetta. Bentornati, ragazzi.
