7.0
- Band: QRIXKUOR
- Durata: 00:24:34
- Disponibile dal: 02/12/2022
- Etichetta:
- Invictus Productions
Una certa aria di continuità aleggia sul nuovo lavoro dei Qrixkuor dal titolo “Zoetrope”, rimarcata in primis dalla vicinanza cronologica con cui il precedente “Poison Palinopsia” ed il suddetto vengono pubblicati, quasi a voler prolungare un ridente getto creativo che ha scavalcato la durata del disco per andare a colmare anche gli intensi ventiquattro minuti di cui si compone questo nuovo esperimento. Riconfermato inoltre in cabina di regia Greg Chandler (Esoteric) per l’intero processo di registrazione, mixing e mastering (sorta di garanzia dopo la vincente collaborazione passata) ed affrontata una forzata defezione in line-up, il progetto si concentra adesso intorno alle sole forze della mente originaria S., che accompagnato da un nuovo session alla batteria, punta al rialzo sperimentando ancor di più e slabbrando l’originario nucleo death metal del moniker verso qualcosa di diverso e più profondo. In questo verso, “Poison Palinopsia” aveva già seminato numerosi innesti che oltrepassassero il grezzo approccio di un metal certo sempre ben affilato in favore di atmosfere catacombali ed inquiete che andavano a stemperare i momenti più concitati delle composizioni: con “Zoetrope” si assiste ad un ulteriore evoluzione nel sound dei londinesi, che mettono oggi in totale risalto il magniloquente impatto sinfonico elaborato con attenzione per questa lunga traccia musicale. Quello che prima rimaneva un concetto importante, ma comunque secondario nell’economia del suono dei Qrixkuor, conquista oggi le luci della ribalta, invertendo di netto gli equilibri tra musica aggressiva, distorta e partiture più eteree affidate ai sintetizzatori e decidendo di conseguenza una progressione quantomeno rischiosa del proprio percorso artistico. Con gusto ed acume, S. addomestica il versante metal ad una forma più contenuta e compatta, capace di staffilate veloci o accompagnato da scrosci di doppio pedale alla vecchia maniera, ma sempre asserviti quale turbolento sottofondo alle burrascose scorribande delle melodie indigeste che catturano l’attenzione e permettono di seguire la narrazione strumentale con un crescente sentimento di disturbo ed urgenza. Come detto, a rimetterci è sicuramente un lavoro di chitarra poco presente ed effettivamente meno suggestivo rispetto al passato, incapace anche dopo molti ascolti di lasciarsi ricordare come dovrebbe, ma non si può per questo non elogiare un ulteriore passo in avanti da parte di un nome che ha da sempre cercato di allargare i propri confini, arrivando con “Zoetrope” ad un esempio ottimamente architettato di metal estremo, ma anche elegante e labirintico al punto giusto, sicuramente apprezzabile nella sua sapiente fattura.
