8.0
- Band: QUEENSRYCHE
- Durata: 00:59:10
- Disponibile dal: 04/04/2006
- Etichetta:
- Rhino
- Distributore: Warner Bros
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Nuovamente privi dello storico e talentuoso chitarrista Chris De Garmo, Tate & C. non si perdono d’animo trovando come sostituto il meno celebre, ma altrettanto valido, Mike Stone e finalmente come un fulmine a ciel sereno arriva la giusta ispirazione per comporre il sequel del masterpiece “Operation Mindcrime”. Ispirazione è la chiave di lettura di questo lavoro, dato che non era affatto difficile modellare un perfetto clone senz’anima per far gridare al miracolo buona parte dei fan che hanno (giustamente?) voltato le spalle alla band di Seattle dopo il fiasco artistico di “Hear In The Now Frontiers”. Ciò che rimane del primo atto sono distanti echi che talvolta lambiscono il tessuto sonoro di quest’opera senza mai invaderlo, mentre il sound vira sull’hard rock di matrice classica, pur risultando nella sostanza fresco e moderno. I Queensryche A.D. 2006 badano al sodo e forse qualcuno potrà contestare l’assenza di magniloquenti suite a là “Suite Sister Mary”, ma l’opera è già di per sé ricca di variegate sfumature lirico-strumentali che solo attenti e ripetuti ascolti possono far apprezzare pienamente. Il maestoso incipit “Freheit Overture” ci immerge nei colori dominanti di quest’opera (il bianco, il nero e il rosso) seguito dal breve dialogo “Convict” che esplode improvvisamente in “I’m American”, dirompente song giostrata sull’inimitabile voce di Geoff Tate e su una progressione strumentale pazzesca che fa salire vertiginosamente l’adrenalina. Il veterano Ronnie James Dio – che indossa i panni di Mr.X – rappresenta un ulteriore importante valore aggiunto, prodigandosi in un duetto mozzafiato con Tate nell’ottima “The Chase”. Fondamentale anche l’ugola della brava Pamela Moore presente nell’intensa “If I Could Change It All”, nella drammatica “An International Confrontation” e nella ballata conclusiva “All The Promises”, nella quale spiccano ispirati fraseggi chitarristici che si fondono nel substrato elettronico delle tastiere. Non c’è traccia di filler ed ogni song qui presente costituisce un tassello fondamentale che compone questo mosaico sonoro e francamente è inutile paragonare le due opere, dato che sono state scritte a quasi un ventennio di distanza da persone che nel corso degli anni sono artisticamente maturate e di conseguenza hanno evoluto i loro gusti. Buon ascolto!