7.0
- Band: QWÄLEN
- Durata: 00:44:57
- Disponibile dal: 06/03/2026
- Etichetta:
- Time To Kill Records
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Sono una formazione sgraziata e, all’apparenza, interessata solo al caos e all’autodistruzione, i Qwälen, ma nelle loro vesti di punk sedotti dal fascino sinistro della Nera Fiamma sanno sempre dove mettere le mani per confezionare una serie di brani efficaci e scorrevoli.
Licenziato nuovamente dalla ‘nostra’ Time to Kill, “Veri virtaa edelleen” vede la giovane formazione finlandese proseguire nel solco tracciato dai precedenti “Unohdan sinut” (2021) e “Syvä hiljaisuus” (2023), in una tracklist che pesca tanto dall’immaginario degli squat e dei centri sociali, quanto da quello a base di riti proibiti e foreste innevate di Sargeist e Horna, per tre quarti d’ora di musica che ne consolidano – senza strafare – la posizione nel fervido underground della madrepatria.
‘Continuità’ è in effetti il primo termine che ci sentiremmo di accostare a questo ritorno (a partire dall’artwork illustrato in bianco e nero), quasi come se il quintetto, delimitati i confini e l’estetica della propria formula, oggi non stesse facendo altro che rimpastarne gli elementi a seconda delle esigenze del caso.
Sotto questo punto di vista, la raccolta è senza dubbio la più completa e rifinita in cui la band di Oulu si sia mai cimentata, trasmettendo equilibrio e controllo senza per questo sacrificare l’urgenza e l’indole teppista alla base del progetto.
C’è aggressività, ma anche atmosfera; le trame sembrano spesso lanciarsi all’assalto come una muta di doberman idrofobi, ma all’occorrenza sanno anche come addensarsi e stratificarsi, facendo assumere ai brani un andamento meno essenziale del previsto; le radici punk sono schiaffate in faccia in maniera spudorata (si senta l’incipit di “Kahleet”, dal sapore quasi garage), ma non stemperano minimamente la velenosità dell’insieme, con lo screaming perforante e acidissimo di Eetu a giocare ancora una volta un ruolo fondamentale nella caratterizzazione della proposta.
In buona sostanza, per quanto i riferimenti più immediati possano essere realtà ‘ibride’ e recenti come Okkultokrati e Young and in the Way, non è azzardato tracciare una linea continua fra i Nostri e i Carpathian Forest più maturi e nichilisti del periodo su Avantgarde Music, prima che l’abuso di alcol e di sostanze avesse definitivamente la meglio sulla mente (precaria) di Nattefrost.
Qui, ovviamente, non si raggiungono certi livelli di autorevolezza e personalità, e forse mancano anche le ‘hit’ del suddetto “Syvä…”, quei brani in grado di marchiare a fuoco da soli l’ascolto, ma ciò non toglie che “Veri…” sia un ulteriore passo nella giusta direzione per i Qwälen, i quali continuano a porsi in netta contrapposizione all’ondata sinfonica che, dalle loro parti, sta progressivamente spopolando sulla scia dei Moonlight Sorcery.
Del resto, ci sono uomini che vogliono solo vedere bruciare il mondo.
