8.0
- Band: RAEIN
- Durata: 00:27:23
- Disponibile dal: 28/08/2025
- Etichetta:
- Persistent Vision Records
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I Raein sono tornati a farci male. Un male catartico, come l’estrazione di una scheggia da un dito. È il male che fanno i loro album – abbracci così stretti che, mentre ti confortano, quasi ti tolgono il respiro.
Questa nuova pubblicazione arriva dopo dieci anni di silenzio discografico, a sorpresa ma non troppo: era infatti legittimo aspettarsi qualcosa dopo due anni di ritorno sulle scene, in un susseguirsi di live capaci di emozionare tanto i millennial nostalgici, quanto la gen Z che sta vivendo la seconda primavera dell’emo e che, ai tempi di “Il N’y A Pas d’Orchestre”, in parte non era neanche nata.
Il nuovo lavoro (album? EP lungo? Forse non è così rilevante) dei capostipiti italiani dello screamo canalizza come di consueto una carica emotiva imponente, ma fa anche molto di più. “Forme Sommerse”, tra le fronde della sua struttura labirintica e le trame criptiche dei testi, sembra infatti nato da un’urgenza non solo personale, ma in qualche modo collettiva; dal bisogno di plasmare in qualcosa di tangibile le paure, la rabbia, la frustrazione, ma anche le speranze che ci pulsano sottopelle mentre vaghiamo in un mondo sempre più sconvolto e crudele.
In questo senso, le ‘forme sommerse’ del titolo possono essere tante cose: quelle che stiamo spingendo sotto la superficie della Storia, quelle che rifiutiamo di vedere, quelle che lottano per fuoriuscire e quelle che possiamo ancora far riemergere.
Qualsiasi angolazione dalla quale provare a spiegare cosa si ascolta in questo disco rischia di restituirne una lettura solo parziale: i due lunghi movimenti in cui è articolato non sono infatti propriamente separati, atti di una stessa rappresentazione. Non sono davvero scindibili testi e musica, che lavorano insieme alla tessitura di uno scenario ora claustrofobico, ora tagliente, ora sublime nel senso romantico della parola, ovvero di un’ampiezza che abbacina e confonde.
Non si può parlare del lavoro dei singoli strumenti e della voce senza immaginarli sempre in perfetto equilibrio tra loro, l’uno teso a sostenere l’altro in una coreografia insieme istintiva e calcolata, valorizzata da una produzione mai stucchevole.
Musicalmente, “Forme Sommerse” offre quella che potremmo definire una ‘Raein experience’ intensa. Come sempre, siamo davanti ad un lavoro complesso, tutt’altro che lineare, a volte perfino ostile: abbiamo già parlato di labirinto, che non a caso è citato anche nei versi. Un labirinto in cui si viene sballottati tra melodia e aggressione, tra disperazione e apnee, in un susseguirsi di curve a gomito che però non spezzano mai l’ascolto, quasi fossero la trasposizione musicale e poetica di un travolgente flusso di coscienza.
A un terzo circa del “Secondo Movimento”, la musica sembra quasi liquefarsi, disciogliendosi in una digressione ambient che poi, pian piano, si ricompone, si risolidifica, riprende forma fino ad ergersi, grandiosa, in un finale concitato: i Raein non ci lasciano con una chiusura nitida, ma con un climax che culmina in sonorità disturbanti, quasi una metafora dell’incertezza del futuro.
“Forme Sommerse” è un ritorno discografico potente, che afferma ancora una volta la statura artistica di un gruppo che ha fatto la storia del nostro underground. Quest’inverno sarà possibile ascoltarlo dal vivo e, a giudicare dall’effetto che fa su disco, si preannuncia un’esperienza notevole.
