7.5
- Band: RAGE
- Durata: 00:47:24
- Disponibile dal: 26/09/2025
- Etichetta:
- Steamhammer Records
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Il vecchio condottiero non molla mai e non ne vuole sapere di allentare la presa: riposa evidentemente molto poco, Peavy Wagner, perché abbiamo fatto appena in tempo a salutarne il brillante operato nel doppio album “Afterlifelines” e le solide certezze offerte nel tour del quarantennale, che lui e i suoi Rage ci investono con le colate di metallo di “A New World Rising”.
La contabilità spicciola ci informa che questo sia l’album numero ventisette della discografia, la prova sul campo certifica al nostro orecchio come la pensione non sia ancora un’ipotesi per questo inossidabile musicista. Con una line-up che resiste ormai da tre dischi, i Rage si ripresentano più potenti e carichi che mai, mettendo in fila una serie di canzoni in linea con le ultime prove in studio, mantenendosi su una retta via che indubbiamente non offre grandi sorprese, mentre non è affatto avara di rassicuranti certezze.
In continuità con tutto ciò che è arrivato dopo lo split con il virtuoso chitarrista/tastierista Victor Smolski , “A New World Rising” va a pigiare con convinzione sull’acceleratore, insistendo sulla pesantezza e su un senso di minaccia metallica piuttosto pressante, in linea del resto alle opere dell’ultima decina d’anni: questo ritorno a sonorità più asciutte e old-school sarà stato segnato magari da pochi guizzi di inventiva, ma si è finora dimostrato un percorso solido e avvincente. Quanto ad ardore metallico e qualità delle composizioni, si può veramente obiettare poco a Peavy e a chi lo accompagna in questa avventura.
Perché se un certo déjà-vu e una sensazione di già sentito possono affiorare nei primi ascolti, alla lunga “A New World Rising” si colloca perfettamente in linea con la media delle uscite discografiche targate Rage. I fasti di un “The Missink Link” e di un “Trapped!” sono fatalmente lontani – chiedere quello sarebbe stato troppo – eppure c’è ancora molto di che ascoltare e godere in una nuova opera firmata dal terzetto tedesco.
Dietro una produzione roboante, il lavoro di chitarra spesso più virato al thrash che non al power metal – anche qui, nessuna novità – e i vocalizzi indemoniati di Peavy ci raccontano di un gruppo ancora ben focalizzato su ciò che sa fare meglio, ovvero potenza deflagrante, feeling metallico tra vecchia scuola e modernità, un pizzico di melodia ad ammansire i toni e dare respiro alla propria azione.
Volendo, tutto molto basico ed essenziale, affrontato con la perizia e l’unione di intenti garantita dall’attuale formazione, laddove Vassilios ‘Lucky’ Maniatopoulos (batteria) e Jean Bormann (chitarra) si ergono a valenti scudieri del mastermind.
L’incalzare frenetico delle strofe, i cambi di passo secchi e inappellabili, la vocalità robusta e imperfetta e ritornelli ben congegnati rimangono pietre angolari sulle quali costruire brani adrenalinici, mai meno che piacevoli e di facile presa se si è seguaci del gruppo e in generale del power metal tedesco. Con uno sguardo di speranza al domani, in contrapposizione alle distopie cantate in “Afterlifelines”, i Rage ci scuotono con diverse soluzioni care al loro repertorio.
Subito tellurica e priva di incertezze l’opener “Innovation” – “A New World Rising” è solo una breve intro – sul filo sottile che separa speed e thrash metal, seguita a ruota da una altrettanto scoppiettante “Against The Machine”, dove iniziano a prendere corpo melodie coinvolgenti e i ritornelli accattivanti tipici della band, mentre “Freedom” va già a chiamare idealmente un supporto coristico in sede di concerto, con un’ariosità che i fan di lunga data ben conoscono.
I Rage sanno dosare come pochi altri veterani elementi tipici del metal classico più datato e altri di lampante modernità, senza che la fusione di queste due scuole di pensiero suoni stridente. Ecco allora l’alternarsi di melodie cantabili e midtempo soffocanti di “Cross The Line”, oppure l’attacco marziale e futurista di “Next Generation”, altro brano schiacciasassi e attraversato da lucida foga.
Bene anche i toni più drammatici e sentiti, come quelli utilizzati durante “Leave Behind”, a segnare uno dei momenti più emozionali del disco. Peavy recupera pure un insolito tocco hard rock, nella riuscita “Paradigm Change”, confermando ispirazione e disinvoltura nel mutare registro, pur all’interno di un’opera più votata all’impatto e alla forza.
Non così necessaria ma gradevole, la rivisitazione di “Straight To Hell”, inizialmente presente in “Welcome To The Other Side” del 2001, a chiudere una tracklist di valore, degna del nome Rage: una formazione che vive orgogliosamente nel presente e sa ancora sfornare materiale fresco, vibrante ed emozionante al suo pubblico di riferimento.
