RAGE Of SOUTH – I See, I Say, I Hear

Pubblicato il 11/02/2014 da
voto
5.5
  • Band: RAGE OF SOUTH
  • Durata: 00:40:21
  • Disponibile dal: 18/11/2013
  • Etichetta:
  • Red Cat Records

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Dalla Sicilia ecco i Rage Of South, che debuttano con un album new metal intitolato “I See, I Say, I Hear”: pare chiaro sin da subito come il modello base sia piuttosto canonico, mutuando la musica di questi ragazzi tratti somatici dagli inevitabili Korn e Slipknot, oltre che riferimenti dai Disturbed e dalla versione più censurabile dei Machine Head (quella a cavallo tra la fine dei novanta e l’inizio dei duemila, per intenderci). Le canzoni ruotano tutte attorno ad un groove centrale che “comanda” riff e ritmiche, nel senso che quest’ultime appaiono rocciose e frammentate, mentre i primi suonano quadrati e robusti, molto vicini alle frange più “oltranziste” del genere; la prova del cantante, invece, non convince molto per “quantità” vocale, anche se l’abbiamo trovato intonato sui puliti, cosa assolutamente non scontata per quanto possa sembrarlo. Il songwriting è curato e capace di fornire una sufficiente varietà tra le canzoni, le quali spaziano tra atmosfere più aggressive e altre più “emozionali”, come potete ascoltare in “Prayer” che mette in mostra un ritornello dal sapore rock, vicino alle ultime cose dei System Of A Down (aspetto riscontrabile anche in “Theme Of Juliet”). Se è vero che non ci aspettavamo grande originalità, dal momento che – in nostra opinione – il new metal non ha più molto da dire, quello che ci ha lasciati perplessi è come questo disco proceda moscio e ammanchi di potenza (eccezion fatta per qualche episodio sporadico come “Sheep”): sarà l’inclinazione del sottoscritto ad un alto tenore di “legnate”, ma questo disco – dopo qualche ascolto – produce più noia che sussulti. Per quanto ricordiamo, infatti, il new metal si poneva – tra le altre cose – come “voce” della schizofrenia paranoica (non è dato sapere quanto sincera e quanto, invece, opportunista), la stessa che “I See, I Say, I Hear” non riesce a rappresentare, fallendo uno degli obbiettivi base di questo genere musicale: se da un lato, quindi, le canzoni sono ben confezionate, dall’altro ci sono sembrate poco significative, con l’effetto di collocare questo lavoro a metà strada tra sufficienza e insufficienza.

TRACKLIST

  1. Intro
  2. Sheep
  3. Silence
  4. Prayer
  5. Stay Down
  6. That Fear About Me
  7. Reflection
  8. That Falling Down
  9. Theme Of Juliet
  10. Let Me Die
  11. Approved
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