RAGING SPEEDHORN – Lost Ritual

Pubblicato il 12/07/2016 da
voto
7.5
  • Band: RAGING SPEEDHORN
  • Durata: 00:40:50
  • Disponibile dal: 15/07/2016
  • Etichetta:
  • Distributore:

Lo chiamavano Bulldozer, Bud Spencer. Li chiamano bulldozer, i Raging Speedhorn. Ribaltato il Damnation Festival sul finire del 2014, tappa che ne aveva segnato ufficialmente l’avvio della seconda fase di carriera, una volta ripreso in line-up il secondo vocalist Frank Regan accanto all’altra bocca da fuoco John Loughlin, gli inglesi non hanno perso tempo. Tonici lo erano parsi già nell’apparizione in quel di Leeds, i mesi successivi sono serviti a oliare meglio i meccanismi attraverso alcune infuocate tournee inglesi, mentre una riuscita campagna di crowd funding garantiva le risorse per autoprodursi “Lost Ritual”. Fin dalla splendida copertina, richiamante l’universo dello sludge a stelle e strisce di Mastodon, Baroness, Kylesa, Black Tusk, si capisce che si andrà ad apprezzare una formula più complessa e articolata di quella tutta cafonaggine, potenza e tempi medi cingolati assurta a biglietto da visita degli omaccioni di Corby. Il desiderio indomabile di spaccare ossa e mandare all’ospedale con la sola forza della propria musica non è venuto meno, giunti al quinto disco i ragazzi hanno però optato per intorbidare le acque e dare una tinteggiatura più scura al metal oleoso, puzzone, grondante grasso propinatoci finora. ‘Vecchi’ e ‘nuovi’ Raging Speedhorn convivono bene nelle dieci tracce, forse perché non c’è alcun conflitto da appianare fra differenti anime sonore, solo una riuscita compenetrazione di stili e un’alternanza di ruolo che consente a tutta la tracklist di colpire duro e di farsi riascoltare ogni volta con grande piacere. “Bring Out Your Dead”, “Evil Or Mental”, “The Hangman” fondono allora Down e Eyehategod agli istinti rissosi tipicamente british, uno scontro ideologico e musicale che sforna canzoni putride, dotate di un suono grosso e riff enormi, quasi alla Conan ma spostati verso un’orecchiabilità di fondo che ha davvero molto da condividere con la band di Phil Anselmo. La pressione lancinante delle vocals, preponderanti sulle parti solo strumentali, è il tratto più affine alla mentalità dei Raging Speedhorn, molto debitori del suono sludge-core statunitense, eppure capaci di reinterpretarlo senza stravolgere del tutto i cardini della propria azione. Quello che si perde in originalità lo si guadagna in efficacia e freschezza, non è il caso di fare grandi ragionamenti su queste canzoni, basta mettersi tranquilli a subire, soffrire, farsi schiacciare dal tonnellaggio degli strumenti e dall’asprezza delle voci. Se si ha nostalgia di certe metodologie spicce e di sequenze di pugni in faccia e nello stomaco come usavano una volta, basta spostarsi su “Motorhead” o “Dogshit Blues”, e si riavranno pressappoco i Raging Speedhorn tradizionali, dotati però di una musicalità migliore e di un ordine nel songwriting che ne segna indiscutibilmente la raggiunta maturità. In futuro, chissà, i Nostri diventeranno ancora più torbidi e maligni, come sembra farci intendere la claustrofobica, temibilissima, chiusura di “Unleash The Serpent”: già ora possiamo goderci un gruppo in grande spolvero, motivato e desideroso di aggiungere capitoli importanti alla propria storia artistica. Bentornati!

TRACKLIST

  1. Bring Out Your Dead
  2. Halfway To Hell
  3. Motorhead
  4. Evil Or Mental
  5. Ten Of Swords
  6. Dogshit Blues
  7. The Hangman
  8. Shit Outta Luck
  9. Comin’ Home
  10. Unleash The Serpent
0 commenti
I commenti esprimono il punto di vista e le opinioni del proprio autore e non quelle dei membri dello staff di Metalitalia.com e dei moderatori eccetto i commenti inseriti dagli stessi. L'utente concorda di non inviare messaggi abusivi, osceni, diffamatori, di odio, minatori, sessuali o che possano in altro modo violare qualunque legge applicabile. Inserendo messaggi di questo tipo l'utente verrà immediatamente e permanentemente escluso. L'utente concorda che i moderatori di Metalitalia.com hanno il diritto di rimuovere, modificare, o chiudere argomenti qualora si ritenga necessario. La Redazione di Metalitalia.com invita ad un uso costruttivo dei commenti.