RAMMSTEIN – Untitled

Pubblicato il 23/05/2019 da
voto
6.5
  • Band: RAMMSTEIN
  • Durata: 00:46:20
  • Disponibile dal: 17/05/2019
  • Etichetta: Vertigo
  • Distributore: Universal

Diceva Houdini: “Il fuoco è sempre stato e, ragionevolmente, rimarrà sempre, il più terribile degli elementi.” I sei berlinesi ne hanno fatto un po’ il loro leit motiv, anche a distanza di dieci anni dall’ultimo lavoro e praticamente a venticinque dalla fondazione nel 1993. Arriva dunque il settimo sigillo (infuocato, naturalmente) del capitano Lindemann, anticipato dai due singoli che sono già entrati in ampia rotazione. Entrambi correlati da video in pieno stile magniloquente e – ancora una volta – pienamente riusciti dal punto di vista espressivo. Il fiammifero della copertina ha destato subito grandi aspettative, aiutato anche da una ‘polemica’ infausta a proposito del video di “Deutschland”, in cui l’aspetto dissacratorio e provocatore della band provoca il prurito immediato di notizia scandalistica a molta stampa ansiosa di click-bait. Rammstein 1 – Resto del Mondo 0. Palla al centro.
Come avevamo già avuto modo di affermare nel primo ascolto, le tonalità dell’album restano più o meno le stesse per tutta la sua durata: un corollario di formula canzone à la Rammstein settata sulla struttura canonica strofa/ritornello/strofa/ritornello/bridge, con un po’ tutte le tonalità espressive degli ultimi due lavori (“Rosenrot” e “Lifad”) e una durata media dei quattro minuti: indice già di per sé intuitivo sulla volontà di presentare un lavoro che punta all’efficacia pratica più che a qualsivoglia svolte, sperimentazioni o novità significative. Nessuno si aspettava probabilmente alcuna virata imprevedibile (almeno dal punto di vista musicale) da parte della band, ma quando si arriva a sentire “Puppe” appare chiaro che, dove gli ex ragazzacci berlinesi provano ad osare veramente allora l’asticella qualitativa si alza drasticamente. Lindemann appare qui in preda ad una furia esaltante e raggiunge uno dei vertici espressivi più significativi del lavoro (e forse degli ultimi anni), con la potente immagine della testa della bambola strappata a morsi. Questi sono i Rammstein che in molti, dopo dieci anni, speravano di sentire.
Purtroppo il lavoro non si vuole settare in queste coordinate e rimane piuttosto scontato e prevedibile, con una sensazione che i Rammstein stiano semplicemente suonando canzoni à la Rammstein, facendo un po’ ‘il mestiere’ a se stessi. Come già in “Rosenrot” e “Liebe Ist Fur Alle Da” non appare nulla di veramente memorabile dal punto di vista musicale, con tre o quattro canzoni che resteranno per un po’ nelle setlist e nelle playlist radiofoniche ma nessuna che si incaglierà propriamente in nessun cuore. Nulla di eccessivo male, naturalmente. Sarebbe quasi impossibile infatti non sfornare qualcosa di efficace e convincente da parte di una band (e una produzione) di questo calibro, come in molti potranno giustamente dire (vedi la nostra doppia recensione), ma è comunque vero che in molti non apprezzeranno il semplice ‘compitino’ portato a termine in questa manciata di canzoni. Insieme a “Puppe” è infatti intrigante sentire che quando i Rammstein provano a dire qualcosa di nuovo le cose funzionano maggiormente. Il mood à la Giorgione Moroder di “Weit Weg” è infatti qualcosa che sembra essere uno di quegli incastri che avremmo voluto avessero più spazio all’interno del lavoro.
Molto, invece, il materiale eccessivamente canonico e “riassuntivo”: lontano dall’essere deprecabile, ma nemmeno memorabile. “Sex” è un pezzo piuttosto prevedibile, incapace di convincere del tutto anche dopo numerosi ascolti. A discapito, naturalmente del titolo. Insieme a “Tattoo” (il cui inizio poteva sembrare una rievocazione dei toni sensuchtiani), altro titolo per il quale già ci si immaginava chissà quale video visionario o succinto (che magari arriverà), risulta uno dei momenti dai quali ci si aspettava maggiore pathos espressivo. Stesso discorso per la finale “Hallomann” o l’innocua “Diamant”, questa posta per suggerire una tonalità più lirica (cui molti auspicavano) a cui però vengono dati solo due minuti di tempo per dire quel (poco) che ha da dire.
Poco importa alla luce di sold-out assoluti per tutto l’imminente tour negli stadi e una fanbase solida e implacabile, e poco importa anche alla luce dei numerosi ascolti che finiranno col far guadagnare all’album un affetto quasi fanatico, ma il settimo lavoro dei Rammstein, a conti fatti, non delude e non esalta fino in fondo. Un album che certamente fa piacere sentire e che rimpolperà di nuove trovate visuali e sceniche un repertorio di una band ancora letale come il fuoco del grande Houdini.  Mentre molti si aspettavano un’altra pompa di benzina o un drago sputafiamme tronodispadesco, un timido ma sempre godereccio fiammifero nel bianco, dopotutto, è una buona immagine per questo risultato.

TRACKLIST

  1. Deutschland
  2. Radio
  3. Zeig dich
  4. Ausländer
  5. Sex
  6. Puppe
  7. Was ich liebe
  8. Diamant
  9. Weit weg
  10. Tattoo
  11. Hallomann
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