RATTENFÄNGER – Geisslerlieder

Pubblicato il 06/12/2019 da
voto
6.5
  • Band: RATTENFÄNGER
  • Durata: 00:42:24
  • Disponibile dal: 06/12/2019
  • Etichetta: Dark Essence Records
  • Distributore: Audioglobe

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A sette anni da un esordio più che convincente, tornano i Rattenfänger, con una line-up invariata che ricalca in tutto quella dei Drudkh (e dei compianti Blood Of Kingu), con l’unica differenza che Roman Sayenko si assume l’onere della voce al posto di Roman ‘Thurios’ Blagih. In questa combinazione, però, i quattro ucraini dimenticano velleità tradizionali e nazionalistiche e virano verso un death metal dalle vaghe influenze black. In effetti il riffing alterna momenti tipicamente death old-school a melodie con reminiscenze più vicine al black metal, anche se le chitarre in down-tune non fanno trasparire più di tanto questo aspetto. Rispetto al primo disco, quell’atmosfera occulta e piuttosto malata si perde un po’ per strada ed il tutto ci appare meno ispirato; forse gli impegni (di vario tipo) che i componenti hanno avuto con i Drudkh (band ormai in prima fila nella scena ucraina e che, da quel 2012 cha prodotto tre full-length) ha assorbito un po’ di ispirazione al progetto Rattenfänger. Dopo un inizio di medio livello, in cui alcuni sample cercano di ricreare atmosfere cupe e misteriose, le prime tre tracce scorrono abbastanza lisce, anche se nulla sposta il lavoro del gruppo sopra una media piuttosto piatta; bisogna attendere l’esplosione di “Les Bons Hommes”, in cui le tastiere diventano (finalmente) parte integrante del sound ed il riffing torna tagliente e malevolo. Anche il growl di Roman è più graffiante e convincente, come se non dovesse più dar prova di saper raggiungere certe frequenze e si concentrasse sull’atmosfera; il breve midtempo verso metà pezzo, le corali e i cambi nel drumming ci restituiscono la band che ricordavamo. Si continua con la dissacrante “Sella Stercoraria” in cui la violenza del sound è accompagnata dalla recita in latino del “Padre Nostro”, per poi sfociare in un tempo quasi funeral doom. Per quasi tutto il pezzo i Rattenfänger alternano midtempo e rallentamenti sfibranti, per esplodere solo nel finale, mantenendo le ottime atmosfere del brano precedente, così come la successiva “De Blasphemia In Latina Vulgaris”. La conclusiva “Funis Coronat Opus” interrompe, almeno in parte, la magia, scegliendo un incedere più ipnotico che non sfigura, anzi, anche se cambia un po’ le carte in tavola, fino ad un riff finale di caratura altissima che chiude il pezzo e tutto questo “Geisslerlieder”. A fine ascolto la sensazione che resta è quella di un lavoro diviso in due, con i primi tre pezzi un po’ sottotono e i successivi quattro all’altezza del primo disco. Non possiamo parlare di ‘passo falso’, perché gli elementi distintivi del gruppo ucraino ci sono ancora tutti, piuttosto di alcuni pezzi meno ispirati di altri. Se l’esordio della band vi è piaciuto, allora questo disco non vi deluderà, diversamente provate a dare un ascolto.

TRACKLIST

  1. De Laude Flagellorum
  2. Materia Prima
  3. Pestarzt
  4. Les Bons Hommes
  5. Sella Stercoraria
  6. De Blasphemia in Latina Vulgaris
  7. Funis Coronat Opus
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